mercoledì 6 ottobre 2010

IL MARITO SI SCEGLIE IN BASE AL PROPRIO PADRE

Quante volte abbiamo sentito dire che noi donne scegliamo il nostro uomo secondo caratteristiche riconoscibili nei nostri padri? Fino ad ora sembrava essere solo frutto di un mix tra saggezza popolare da una parte e psicologia freudiana dall’altra. Certo i tratti comportamentali dei nostri genitori possono essere il frutto di un nostro modo di scegliere o meno un uomo: chi ha un padre violento può cercare un partner altrettanto violento; al contrario chi ha avuto un padre poco presente, cercherà un uomo più grande e dallo spiccato senso di protezione. Ora sembra esserci qualcosa di più.
Tuttavia uno studio condotto dalla University of Pecs in Ungheria avrebbe dimostrato che le donne tendono a scegliere partner somiglianti ai loro padri, sì, ma soprattutto nell’aspetto fisico. La medesima osservazione vale inoltre al contrario: anche gli uomini cercherebbero donne che somiglino fisicamente alle loro madri.
La spiegazione di questo fenomeno sarebbe da ricercare nel fatto che in quanto esseri umani, abbiamo impressi nella mente i tratti dei nostri genitori fin da piccolissimi, e che questi tratti sono per noi sinonimo di qualcosa se non di rassicurante, di molto importante, che ci spingerebbe poi a ricercarli continuamente anche crescendo, nella vita fuori casa. Insomma il tutto si spiegherebbe a causa di un imprinting presente nella psiche di tutti noi.

articolo completo al seguente indirizzo http://oggisposi.tgcom.it/wpmu/2010/10/04/il-marito-si-sceglie-in-base-al-proprio-padre-uno-studio-segue-la-tesi-freudiana/

per approfondimenti http://www.maldamore.it/scelta_del_partner.asp

COME GLI UOMINI SCELGONO LA PROPRIA DONNA

Qual è la prima cosa che un uomo osserva quando cerca una compagna, il corpo o il volto? Secondo una ricerca apparsa sulla rivista Evolution and Human Behavior, la risposta è legata al tipo di relazione che l’uomo ha intenzione di intraprendere.



Se l’uomo è alla ricerca di un rapporto stabile e duraturo, infatti, tenderà a osservare maggiormente i lineamenti del viso femminile, mentre se è alla ricerca di un rapporto “mordi e fuggi” darà più importanza alle curve. “Le priorità di un uomo cambiano a seconda di cosa cerca in un rapporto”, conferma Jaime Confer, ricercatore presso l’Università del Texas ad Austin e coautore dello studio. Il corpo di una donna fornisce validi indizi sulla sua fertilità mentre il viso è indicatore del valore riproduttivo a lungo termine. Secondo i ricercatori, pertanto, i risultati dello studio suggeriscono che gli uomini in cerca di una relazione breve sono più psicologicamente propensi a cercare partner più fertili e in grado di dare alla luce un figlio in breve tempo.



Jaime Confer e i colleghi hanno mostrato a 375 studenti del college una serie di volti e corpi di donne, presentate come potenziali partner a breve o a lungo termine. Per ogni fotografia, gli studenti potevano scegliere se visualizzare il fisico o il volto della donna, ma mai le due parti del corpo assieme. Come risultato, il 25% dei giovani chiamati a valutare le donne come potenziali compagne a lungo termine osservava il fisico, che veniva invece osservato dal 51% dei ragazzi che erano chiamati a scegliere una compagna a breve termine.



Come ulteriore ricerca da effettuare in futuro, i ricercatori sono intenzionati a chiedere ai giovani di valutare la bellezza del volti e del fisico di alcuni potenziali rivali in amore. Ciò potrebbe rivelare se gli uomini e le donne si sentono più minacciati da un (o una) rivale più attraente di volto piuttosto che di fisico.



domenica 1 agosto 2010

L'UOMO SOFFRE DI PIU' PER AMORE IN VACANZA

Là dove il giudizio femminile è impietoso e parziale, la scienza riabilita il maschio innamorato: a sorpresa sarebbe lui il più incline a somatizzare la fine di una relazione. Stando ai risultati di una ricerca americana e di un sondaggio italiano, il sesso forte tanto forte poi non è, e la sua fragilità emerge tutta alla fine delle vacanze, condannando i cuori romantici al "mal d'amore". Soprattutto quando a finire sono le relazioni nate nel periodo delle vacanze.

I primi a spezzare una lancia a favore dei maschi sono i ricercatori della Wake Forest University 1 del North Carolina, secondo cui sono proprio gli uomini a risentire maggiormente, a livello psichico, degli "alti e bassi" propri di una relazione. L'indagine, pubblicata sul Journal of Health and Social Behavior, ha preso in considerazione la salute mentale di mille giovani adulti di sesso maschile e femminile dai 18 ai 23 anni d'età, tutti non sposati. Secondo la sociologa che ha guidato lo studio, Anne Barrett, "gli uomini sono vittime di un fraintendimento di base: il malessere per un rapporto amoroso che va a rotoli lo esprimono in maniera non convenzionale. Ma nel loro intimo soffrono di più". Questo anche perché, spiegano gli esperti, spesso la partner è l'unica persona con cui instaurano una relazione di confidenza e amicizia, mentre le ragazze sono molto più abituate a parlare con amiche e genitori.

Questa dipendenza si rispecchia anche nel modo in cui gli uomini vivono la fine dei rapporti nati in vacanza o finiti subito dopo il periodo estivo. E qui si entra nel territorio virtuale. Secondo un'indagine condotta su 1.500 utenti di forum, community e siti web tra i 18 e i 55 anni, per 6 italiani su 10 è infatti molto più facile innamorarsi in ferie che in qualunque altro periodo dell'anno. Ma ahimè la delusione è dietro l'angolo: nel 74% dei casi, a dispetto di un'innovazione tecnologica sempre più accorcia-distanze, le relazioni "vacanziere" non superano i due mesi di vita. E questa brevità si traduce in un "mal d'amore" che da settembre in poi ammorba un italiano su due", spiega una ricerca svolta da Meta Comunicazione e promossa da Pasqua, Vigneti e Cantine. A soffrire di più sarebbero gli uomini (54%), soprattutto se giovanissimi (64%) o single (58%). Una situazione che nei casi più lievi porta a depressione (87%), ansia (74%) e sbalzi d'umore (59%), in quelli più gravi a disturbi alimentari (13%).

"Gli uomini vivono le relazioni nate in vacanza con uno slancio estremo", spiega lo psicologo Roberto Cavaliere, creatore del sito www.maldamore.it ed esperto di problemi di coppia. "La passione acuta e momentanea è il loro sbocco naturale nel vivere i sentimenti. E con la stessa velocità e intensità con cui si innamorano, poi soffrono della perdita subìta. Per le donne è diverso: hanno bisogno di costruire il rapporto nel tempo, ed è per questo che spesso sono loro a chiudere una relazione alla fine delle vacanze, perché si tratta di rapporti lontani dalla concezione femminile del percorso sentimentale".

articolo completo su www.repubblica.it





martedì 6 luglio 2010

SE UNA RELAZIONE FINISCE SOFFRE DI PIU' L'UOMO

Le cose con il partner non funzionano e il menage va a rotoli? Non bisogna lasciarsi abbagliare dalle apparenze: anche se è più portato a fare la faccia dura e a tirare innanzi, è l'uomo quello che, dei due, a parità di situazioni soffre di più. E, soprattutto, è meno "attrezzato" ad affrontare e a gestire il suo dispiacere.

Lo afferma uno studio della Wake Forest University, negli Usa, che dimostra come i maschietti siano effettivamente più provati delle loro colleghe donne quando si trovano alle prese con la fine o con una crisi importante della loro love story. Tra le varie ragioni che mettono gli uomini in condizioni di svantaggio rispetto alle partner donne ci sono alcuni elementi legati al carattere: ad esempio gli uomini hanno maggiori difficoltà a confidarsi e condividere con altri i loro problemi, mentre le donne sono più naturalmente portate a farlo e sono più aperte con amici e familiari.

Secondo lo studio pubblicato sul Journal of Health and Social Behavior, gli uomini hanno anche una maggiore tendenza a lasciarsi andare e a "buttarsi giù", da cui possono derivare problemi anche seri, come una maggiore frequenza nell'abuso di alcolici. In condizioni analoghe, invece, il disagio emotivo femminile particolarmente grave si manifesta con forme di depressione, spiega l'autore della ricerca, Robin Simon, mentre gli uomini hanno reazioni più problematiche. Al contrario, spiega ancora la ricerca, quando tutto fila liscio gli uomini sono quelli che traggono dal rapporto i maggiori benefici.

ARTICOLO COMPLETO AL SEGUENTE INDIRIZZO:

http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/articolo483748.shtml

NON E' VERO CHE AL CUORE NON SI COMANDA

Al cuore non si comanda? Forse non è così vero. Sembra infatti che il peso dell'approvazione o disapprovazione altrui sia molto maggiore di quanto non ci si aspetterebbe a prima vista. Il fatto più sorprendente è che non siamo attenti solo alle opinioni di parenti e amici, ma anche il pensiero di persone a noi completamente sconosciute ha un suo peso sulle nostre decisioni amorose. E, colmo dei colmi, il temperamento dei genitori ha addirittura un ruolo nell'arrivo, atteso o meno, di una cicogna in famiglia.

Insomma, in amore il nostro carattere ha un peso più "leggero" di quanto non immaginiamo, visto che in amore gli "ordini" degli estranei valgono anche più di quelli di amici di vecchia data, per non parlare dei familiari. La scoperta arriva dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia e Neuroscienze dell'Indiana University, negli Usa. L'esperimento pubblicato sull'ultimo numero della rivista "Evolution and Human Behavior" ha tutti i numeri per mettere in crisi le convinzioni dei romantici più incalliti. Gli scienziati hanno mostrato a due gruppi di volontari di ambo i sessi una video-clip di "corteggiamenti" virtuali. Gli esperti hanno notato una regola costante: uomini e donne si lasciavano guidare nella loro scelta dal parere di soggetti a loro del tutto estranei. Commenta Skyler Place, autore dello studio: "Solitamente le persone pensano che sia importante sapere cosa pensano amici e familiari del nostro lui o della nostra lei. Ma sorprendentemente abbiamo dimostrato che anche i completi estranei guidano la scelta".

ARTICOLO COMPLETO AL SEGUENTE INDIRIZZO:
http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/articolo483553.shtml

IL PARTNER STRESSA PIU' DEL CAPO

Ebbene sì, diciamolo una volta per tutte: il rapporto con il partner stressa più del capo. Staranno già stappando lo spumante fior fior di avvocati che vedranno sempre più persone davanti alla propria scrivania che chiedono assistenza per il divorzio. Scherzi a parte quest'altra bizzarra notizia, alquanto strana quanto quella che per fare sesso perfetto bastano 10 minuti, è stata riportata qualche giorno fa sul DailyMail. Il tutto supportato da uno studio dell'Università di Lancaster del Regno Unito coordinato da Cary Cooper. La ricerca è stata condotta tramite un sondaggio su circa tremila persone, tra uomini e donne. Ne è emerso che nel 58% dei casi la pressione del sangue sembra salire più per colpa del partner che per lo stress lavorativo. Solo il 43% degli intervistati vede nel proprio capo la maggiore fonte di stress. In particolare pare che siano più i maschi a far impennare la pressione delle loro prtner. Infatti il 18% delle donne ha dichiarato di essere stressata dal partner, contro il 12% degli uomini. Evviva! Via anche il desiderio di trascorrere una bella vacanza con il proprio partner dopo un anno di lavoro, chi ce lo fa fare, meglio andare ognuno per conto proprio finalmente con una valida giustificazione: amore devo starti lontano altrimenti mi sale la pressione. Secondo i risultati di questa ricerca non ci sarebbe niente di più sbagliato che partire insieme per le vacanze: rischiate di ritornare più stressati di prima e addirittura di desiderare il ritorno al lavoro quanto prima.

Cary Cooper , professore di psicologia della salute alla Lancaster University, ha anche affermato però che "se si lavora troppo si danneggia la salute e anche la vita di coppia". E ciò sottopone a maggiore stress in particolare le donne che oltre a portare avanti la carriera devono sopportare anche il peso di maggiori impegni familiari.
Altra curiosità venuta fuori dal sondaggio è che le donne si preoccupano più del loro peso che del loro stipendio. Quasi la metà delle intervistate ha dichiarato che il proprio peso è un fattore molto importante per la salute rispetto ad un 27% che ha detto la stessa cosa riferita allo stipendio.

fonte http://www.italia-news.it/index.php?idcnt=42186〈=it

IL DIVORZIO E' CONTAGIOSO

CHI VA con lo zoppo, impara a zoppicare, afferma il vecchio proverbio. Vale anche per chi va con i divorziati. Avere un amico, parente o collega che divorzia, aumenta considerevolmente la probabilità che una coppia si separi, secondo uno studio scientifico pubblicato in questi giorni.

In altre parole, sostengono gli autori della ricerca, il divorzio è "contagioso": proprio come un virus. Condotto da sociologi e psicologi di tre importanti università americane (Harvard, Brown e la University of California), lo studio ha riscontrato che il divorzio di un amico intimo o di un parente stretto accresce di un incredibile 75 per cento le chances di divorziare tra chi lo conosce. Il divorzio di un "amico di un amico", di un conoscente, di un collega che si conosce solo di vista, aumenta la probabilità di divorziare del 33 per cento. La presenza dei figli ha un effetto moderatore su questa forma di "contagio sociale", come la definiscono gli scienziati statunitensi: l'influenza di un divorzio nella cerchia ristretta di amici si riduce in proporzione al numero di bambini che una coppia ha. Insomma, più figli si hanno, minore è l'effetto di vedere che amici e colleghi si separano. Il divorzio non ha bisogno di avvenire nelle vicinanze: anche la fine di un matrimonio a migliaia di chilometri di distanza, ma in una coppia di amici o parenti, può spingere a fare altrettanto.

Gli studiosi americani hanno basato le loro rivelazioni su statistiche riguardanti un ampio gruppo di persone di entrambi i sessi per un periodo di ben 32 anni. "Il divorzio andrebbe studiato e compreso come un fenomeno collettivo che si estende ben al di là di coloro che ne rimangono direttamente coinvolti", si conclude la ricerca, diretta da Rose McDermott, James Fowler e Nicholas Christakis, docenti di sociologia e psicologia nelle tre prestigiose università americane.

la teoria del "divorzio contagioso" trova un'altra conferma nel comportamento di tante coppie sposate che, quando qualcuno dei loro amici si separa, interrompono ogni rapporto con i divorziati e in generale si guardano bene dall'invitare a cena dei single divorziati. Finora si pensava che fosse per non avere un "cattivo esempio" (o una piacevole tentazione) davanti agli occhi. Adesso è chiaro: cercano disperatamente di evitare il contagio.

articolo completo al seguente indirizzo
http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/05/news/divorzio_contagioso-5392178/index.html?ref=search

venerdì 4 giugno 2010

L'INFEDELTA' RAFFORZA LA COPPIA ?

L’infedeltà della coppia potrebbe fare bene ai due partner. Entrambi infatti ne risulterebbero più rafforzati nel loro legame. È questo ciò che è emerso da uno studio molto interessante che è stato presentato a Londra alla conferenza della British Association for Counselling & Psychotherapy. Ma come può succedere tutto questo?

La mente umana in effetti è ricca di sorprese e spesso mette in atto meccanismi che si traducono in comportamenti che fanno riflettere. Molte coppie vivono il tradimento come una sorta di lutto, che necessita di un vero e proprio periodo di elaborazione. Si tratta di una sorta di crisi molto profonda, che può portare anche ad un periodo di disperazione. Ma se si riesce a superare questa fase, il resto sarà di certo meno faticoso.

Molte ricerche hanno fino a questo momento considerato quali sono le conseguenze negative di un tradimento. Ma nello studio in questione i ricercatori hanno ascoltato diverse testimonianze di assistenti sociali che avevano affrontato crisi di coppia causate dall’infedeltà. Da tutte le testimonianze è emerso che le coppie che avevano affrontato il tradimento di uno dei due partner alla fine ne erano uscite rafforzate.

L’infedeltà in sostanza mette a dura prova il cervello, scatenando reazioni di rabbia, che possono portare a periodi bui da affrontare. Ma una volta superato il tutto, il legame di coppia ne risente in modo positivo. Tutto sta naturalmente anche nel comportamento che i componenti della coppia riescono a mettere in atto, soprattutto per quanto riguarda l’assunzione delle personali responsabilità. Con questa ricerca la psicologia di coppia si arricchisce di nuovi elementi.

articolo completo alla seguente pagina:

http://www.tantasalute.it/articolo/coppia-il-legame-si-rafforza-con-l-infedelta/16385/

PICCOLI GESTI D'AMORE PER LA COPPIA

Serenità e felicità sono i principali obiettivi di ogni coppia. Senza di essi ha senso stare insieme? Da questa domanda parte la riflessione su cosa aiuti il “buon umore” della coppia. Più dettagliatamente: la soddisfazione e la gioia che si provano a vivere una storia d’amore; o più genericamente: una relazione sentimentale. Purtroppo non tutti amano allo stesso modo e non tutti lo sanno dimostrare: ergo, prima ancora di giungere a qualche conclusione negativa affrettata sul nostro partner, è importante sapere che tipo di persona abbiamo accanto.

Tuttavia molti studiosi della psicologia comportamentale ritengono che i piccoli gesti d’amore quotidiani favoriscono il buon andamento della vita di coppia. “Mica è una novità”, dirà qualcuno di voi. Infatti non è una novità nemmeno a mio modo di vedere e di vivere la coppia. Però è vero anche che non tutti sono capaci di dimostrare i propri sentimenti… ovviamente a danno della relazione. E pare che a molti nemmeno importi più di tanto, ma qui si tratterebbe di raccontare un’altra storia.

Sulle pagine della rivista “Personal Relationships” uno studio spiega come le piccole attenzioni nei confronti del partner aiutino a mantenere alto il grado di soddisfazione in una relazione sentimentale. La ricerca è stata condotta dalla studiosa Sara Algoe dell’Università del North Carolina che ne ha pubblicato i risultati solo in questi giorni dopo aver testato 65 coppie. Ai volontari è stato chiesto di segnare su un diario l’andamento delle giornate, l’altalena tra soddisfazione e frustrazione nella coppia e cosa accadeva durante la giornata. La conclusione è stata la seguente: la gratitudine nei confronti del partner a seguito di piccole o grandi attenzioni, aiuta a mantenere un elevato grado di soddisfazione.

articolo completo al seguente indirizzo:

http://www.pinkblog.it/post/6352/piccoli-gesti-damore-quotidiani-rafforzano-il-rapporto-di-coppia

IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI

IL primo amore non si scorda mai, e questo perché con la prima ardente passione si attivano in maniera del tutto nuova i circuiti neuronali dell'ansia e della paura, provocando in noi una specie di trauma. Non solo: questa reazione biochimica è identica in tutte le culture e popolazioni, da quella europea a quella americana fino a quella cinese, dove i matrimoni sono combinati e l'innamoramento è per la società più un elemento distruttivo che costruttivo. Queste le conclusioni di uno studio della Stony Brook University di New York sull'attività cerebrale legata ai sentimenti di breve e lungo periodo.
La ricerca, condotta nell'arco di tre anni fra Gran Bretagna, Usa e Cina, ha dimostrato come il primo forte sentimento provochi precise reazioni neuronali nel cervello, diverse - ma non meno intense - da quelle che si scatenano con gli amori successivi, più romantici e meno distruttivi, ma identiche per tutte le popolazioni. Le aree che si attivano guardando la foto della prima persona di cui si è stati innamorati sono le stesse che regolano i meccanismi della dipendenza e gli squilibri mentali ed è per questo, spiega il professor Art Aron, che ha condotto la ricerca, "che quell'esperienza amorosa resterà per sempre marchiata a fuoco dentro di noi". Lo studio, pubblicato sulla rivista Human Brain Mapping, è stato svolto per buona parte in Cina dal ricercatore Xiaomeng Xu, che ha preso in esame 18 volontari mostrando loro volti di persone amate in modo romantico, passionale o solo amichevole. "Con l'analisi degli impulsi cerebrali abbiamo riscontrato, in concomitanza con l'immagine della persona amata romanticamente, una forte attivazione nelle aree che regolano i meccanismi motivazionali, notando che i volontari che stavano vivendo quel tipo di sentimento erano più soddisfatti sia nelle relazioni a breve che a lungo termine. Le immagini di amori passionali, invece, attivavano le zone del cervello che regolano tensione e paura". I ricercatori hanno quindi concluso che, indipendentemente dalla matrice culturale, l'amore romantico, per quanto intenso, comporta una minore componente ossessiva, mentre quello passionale provoca per la prima volta sentimenti di incertezza e ansia ed è per questo che è così indimenticabile. La differenza tra amore romantico e passionale era già stata analizzata dalla ricercatrice Bianca P. Acevedo, della stessa università americana, che nel marzo dello scorso anno pubblicò sulla Review of General Psychology i risultati di uno studio condotto su 6070 persone impegnate in relazioni a breve e lungo termine: "Molti credono che l'amore romantico sia identico a quello passionale. Non è così - spiega - ha la stessa intensità, lo stesso coinvolgimento, la stessa alchimia sessuale dell'amore passionale ma una minore componente ossessiva. Quello che ci fa 'morire di passione' comporta sentimenti di incertezza e ansia ed è un sentimento che aiuta a portare avanti relazioni brevi, non durature". articolo completo al seguente indirizzo: http://www.repubblica.it/scienze/2010/06/03/news/primo_amore-4546503/