lunedì 31 agosto 2009

COME FAR DURARE L'AMORE IN UFFICIO

Mai innamorarsi del proprio capo o chiedere un appuntamento ad un dipendente. E se proprio si cerca l’anima gemella sul posto di lavoro, meglio non puntare sul vicino di scrivania: se l’amore finisce, ci si ritrova con un nemico gomito a gomito. Sono solo alcune delle regole auree da rispettare per far funzionare un genere di relazione sempre più frequente in America, gli “amori da ufficio”: a elencarle è il libro “Office mate”, il cui sottotitolo - Manuale dell’impiegato per trovare e gestire l’amore sul posto di lavoro - suggerisce da solo quanto diffuso e complicato sia innamorarsi di un o una collega. Basandosi sui risultati di una ricerca condotta online da CareerBuilder.com, le autrici Helaine Olen e Stephanie Losee hanno tratteggiato il ritratto di un’America che, sempre più spesso, cerca l’amore nel luogo in cui si trascorrono in assoluto più ore durante la giornata e che “si è trasformato nel villaggio (inteso come spazio sociale) del XXI secolo”: ben 4 lavoratori su 10 affermano di aver frequentato per ragioni sentimentali o sessuali un o una collega, mentre per 3 su 10 la relazione iniziata al lavoro si è conclusa con il matrimonio. E se appena cinque anni fa solo il 46% delle coppie di colleghi rendeva pubblico il proprio amore, oggi è il 72% a scegliere di non nascondersi: un sintomo, questo, di come la riprovazione e il timore nei confronti di questo genere di rapporti siano diminuiti con l’aumentare dei casi. Non per questo, tuttavia, gli “amanti da scrivania” possono permettersi di ignorare che queste relazioni sono spesso complicate e piene di rischi: solo rispettando le regole che “Office mate” elenca è possibile uscire sani e salvi anche dalle più burrascose combinazioni di lavoro e sentimenti. Se resistere al fascino del diretto superiore o dipendente sembra un’impresa impossibile, allora bisogna tutelarsi per non scivolare nel peggiore degli scenari: una relazione che naufraga in una causa per molestie sessuali. In particolare, sta a chi occupa la posizione di maggior grado il compito di evitare a tutti i costi l’innescarsi di questi rapporti: chiedere un appuntamento a un sottoposto pone infatti quest’ultimo in una condizione di sudditanza psicologica, nel timore che ad un rifiuto possa seguire il licenziamento. Meglio evitare, quindi, di mettere in difficoltà il dipendente. Se però l’interesse è reciproco, allora è saggio tutelarsi con quello che l’avvocato del lavoro Kathleen McKenna chiama “contratto di Cupido”, una certificazione del carattere consensuale della relazione, che dovrebbe difendere da eventuali accuse di molestie e da guai con la politica aziendale in materia di rapporti fra il personale. Ma sopra ogni cosa, ogni lavoratore deve tenere bene a mente che spesso la fine di una storia fra colleghi, soprattutto se appartenenti allo stesso settore e quindi forzati alla convivenza, si traduce per almeno uno dei due nella perdita - volontaria o meno - del posto: meglio valutare prima, allora, se un amore da scrivania vale la serenità e il proprio lavoro.

SEPARARSI FA MALE ALLA SALUTE

Separarsi è un trauma che non si dimentica facilmente. La ferita non lascia solo segni a livello psicologico ma porta a malattie croniche. Per una salute di ferro ci vuole un matrimonio per tutta la vita.
Lo rivela uno studio dell'Università di Chicago: la separazione e la vedovanza fanno proprio male. Oltre al dolore e all'elaborazione del lutto necessari dopo la perdita del coniuge sia per decesso che per separazione o divorzio, c'è anche un danno al fisico. Da sempre le ricerche hanno evidenziato che le persone sposate tendono ad avere una salute migliore di chi è solo. I ricercatori hanno riscontrato che le coppie sposate da molti anni godono di un miglior stato di salute e benessere rispetto ai coetanei che non erano mai stati sposati: meno sintomi di depressione e più autonomia rispetto ai single. Ma se essere sposati è una vera medicina contro le malattie non altrettanto rosea è la situazione dei divorziati e separati: sono più cagionevoli e soffrono di malattie croniche come cancro e problemi cardiaci mediamente il 20% in più rispetto a quanti non si sono mai sposati. Insomma meglio soli e single che divorziati.Unica consolazione per la schiera di chi si ritrova vedova o si è appena separata dal coniuge è risposarsi. Magra consolazione comunque. Perché la ricerca mostra infatti che il nuovo matrimonio riduce solo di poco l'insorgere o la gravità di queste malattie. Passare dunque da un marito all'altro non basta se ci si compara con quelli che sono single o sono legati da una saldo matrimonio .Ma la salute di ferro ce l'ha solo chi rimane sposato una vita con lo stesso coniuge. "La rottura del matrimonio, che sia tramite la morte del coniuge o il divorzio - spiega la ricercatrice Linda J. Waite, professoressa di sociologia alla University of Chicago - è uno degli eventi più stressanti della vita ed esige un alto prezzo sulla salute fisica e mentale". E prosegue: "La salute è come denaro messo in banca. Restare nello stesso matrimonio tutta la vita vuol dire continuare ad accumulare risparmi, ovvero salute. Divorziare vuol dire spendersi tutto". Attenzione però, per avere effetti benefici sulla salute il matrimonio deve essere felice. "Chi vive in un matrimonio infelice ha gli stessi problemi di salute di chi è solo: depressione, pressione alta, patologie cardiache". Chi insegue il sogno della salute a tutti costi, si sposi pure. Purché scelga bene il partner.
Libero News

martedì 7 luglio 2009

LIBRO: LE VOCI DEL MAL D'AMORE



Le testimonianze di donne e uomini che soffrono per amore sono al centro di questo libro, che le affronta proprio a partire dal racconto che ognuno fa di una personale esperienza dolorosa.
Selezionate tra le migliaia pervenute al sito www.maldamore.it., si tratta di storie di vita vera che risentono della particolare condizione di anonimato protettivo offerta da internet, in cui anche persone che sarebbero poco disposte a un confronto possono lasciarsi andare alla condivisione del proprio disagio affettivo.
Questa eterogeneità di esperienze apre una possibilità di analisi di fattori che normalmente non sarebbero presi in considerazione ed esprime una ricchezza di situazioni e sentimenti che stimola alla riflessione su di sé, per imparare a riconoscere i propri errori, superare il dolore e concepire nuovi modi di amare e di vivere.

IN TEMPO DI CRISI MEGLIO ESSERE IN COPPIA

MILANO – Risulta più tollerabile crisi di coppia o una crisi economica? Non pochi single trentenni, fatti due conti, cominciano a porsi la domanda. In tempi di austerity, la disinvoltura spendacciona che allietava la vita di molti eterni Peter Pan spesso non è più sostenibile, e giocoforza, è divenuta fuori moda. Viceversa la vita di coppia, più sobria e concreta, appare una soluzione quanto mai adatta ai tempi: due cuori sotto una capanna magari litigano, però si dividono i compiti e soprattutto le spese, in attesa che la tempesta finanziaria si plachi. Il maggior disagio dei single in tempi di crisi emerge da varie indagini di settore, ed è confermato anche dal popolo di milanesi che domenica 14 giugno hanno partecipato alla seconda edizione della Strasingle, surreale corsa per le vie della capoluogo lombardo, a caccia un possibile partner.
CITAZIONI – Gianluca, libero professionista di trentacinque anni, originario di Catanzaro, single «per scelta altrui» da un anno, sostiene che «affrontare la crisi economica senza un partner significa essere privi di un reale appoggio psicologico in caso di rovesci professionali». Marta, milanese, è convinta che con la crisi si stia ritornando «ai vecchi tempi, quando nelle relazioni si guardava più all’essenziale, piuttosto che agli stasus symbol e all’ostentazione,e vale anche per le amicizie…». Per Roberta, ventottenne di Brugherio la crisi «è la prova del nove per una coppia: ora che si trascorre molto più tempo in casa si è costretti a misurare la propria tolleranza». Più ottimista Marco, di Lodi: «Se un single riusciva a sopravvivere prima della crisi, riuscirà anche in questa fase di incertezza. Però che fatica…».
RISPARMI – Che la vita quotidiana di un single sia assai costosa lo attestano numerose statistiche delle Camere di commercio, ultima la Coldiretti che stima una spesa per i single superiore del 60%, in proporzione, rispetto ai membri di una famiglia composta da tre persone. Di contro le coppie hanno più difese: secondo una ricerca dal titolo Amore e Crisi effettuata da Meetic (agenzia di incontri online) su un target oltre 5 mila intervistati in cinque paesi europei – molte coppie si sono convertite al «rapporto low cost», falciando senza remore spese superflue, dalle cene ai regali, agli intrattenimenti, e privilegiando dimensioni più intime. E il partner è considerato in periodi di crisi «una presenza fondamentale, più dal punto di vista spirituale (78%) che da quello finanziario (72%)».
CONVIVERE – Non è un caso che i single siano la categoria più propensa al cohousing, comunità residenziali in forte crescita, che mescolano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi. «La formula – afferma Nadia Simionato, manager di cohousing.it – risponde a due esigenze oggi impellenti: il risparmio economico, grazie ai servizi come laboratori, lavanderie, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini. Ma anche il recupero di un tessuto sociale, attraverso il quale è possibile allargare le relazioni». A luglio verraà inaugurato a Milano, in zona Bovisa, il primo esperimento di cohousing del capoluogo, composto da 33 nuclei, di cui più della metà sono single. A Bologna è invece in cantiere un progetto di cohousing per madri single, proposto da Amaca, associazione delle donne capofamiglia: «Ci sarà una banca del tempo – afferma Silvia Vicchi, presidente di Amaca – in cui ciascuna metterà a disposizione ore per curare i bambini delle vicine, così da conciliare la maternità con il lavoro». Intanto domenica tremila single sull’orlo di una crisi di nervi, si sono sfogati correndo, e la sera al party di chiusura. Per fare due chiacchiere, e anche due conti.
Alessandro Di Lecce15 giugno 2009

AMORE E LAVORO: SEPARATI O INCROCIATI ?

ROMA (1 luglio) - Una indagine condotta in Svezia spiega che per sopportare mobbing, stress da troppo lavoro e tutti gli altri possibili danni collaterali di una vita trascorsa prevalentemente in ufficio, è fondamentale una volta tornati a casa trovare l’armonia e il caldo abbraccio dell’amore. Grande scoperta. Certo ogni mattina arrivare sul posto di lavoro dopo una notte passata tra le braccia di un compagno, coniuge, amante, partner, qualcuno cui stia in qualche modo a cuore la nostra salute fisica e mentale, è altra cosa dall’avere dormito soli, in un freddo materasso a una piazza, unica compagnia le nostre ossessioni diurne , il capo che ci sorride ma magari sta pensando di farci le scarpe, X., il collega con il quale più spesso usciamo a mangiare e che guarda caso è proprio lui quello che più ci preoccupa, troppo bravo, troppo gentile, vai a capire cosa nasconde….A lenire questi genere di pensieri, capaci di inseguirci anche nei fine settimana, quando non persino nelle troppo brevi vacanze, niente di meglio del calore di una relazione stabile, equilibrata, felice. Già, ma non sempre è così facile. Molte volte lo stress del lavoro si riverbera sulle relazioni di coppia rendendole nervose e faticose. E allora – puntualizza, ovvia, l’indagine svedese – con una crisi sentimentale in atto anche le fatiche psicologiche della vita in ufficio anziché trovare sollievo, peggiorano … Tenere separati la sfera dei sentimenti e quella della professione: così si può rimediare, salvando i nostri affetti? O invece è più saggio condividere le nostre ansie professionali con il coniuge/amante/partner, metterci in ascolto oltre che dei nostri dei suoi problemi, mescolare passione e tenerezza a quella insana adrenalina di cui si compongono le nostre giornate affannose? Le indagini condotte su larga scala di sfumature così non parlano. Ma nella costruzione di ogni legame si pone a un certo momento la questione di quanto e quale spazio dare al racconto del lavoro di ciascuno. Per non parlare (ma in parte ne abbiamo già parlato) di quelle relazioni che nascono e crescono sul lavoro, che delle ore in ufficio hanno fatto una dimensione galeotta. Amore e carriera su binari separati, o felicemente incrociati? Altro che indagini su larga scala. Ognuno, credo, ha da raccontare la sua storia.

UNA RELAZIONE STABILE FA' INGRASSARE

(ASCA-NOEMATA) - Una romantica vita di coppia e un matrimonio felice, e a soffrirne è la bilancia. Una storia d'amore stabile fa ingrassare: è il risultato di uno studio americano condotto dall'University of North Carolina e pubblicato sulla rivista Obesity.I ricercatori hanno seguito quasi 7 mila adolescenti nel loro percorso verso l'età adulta, e hanno rilevato che tra gli “sposati” il numero di individui in sovrappeso era due volte maggiore rispetto al gruppo dei single. La differenza è probabilmente dovuta a diversi fattori tra cui la convivenza - le coppie che convivono infatti fanno di solito meno sport e trascorrono più tempo davanti al computer o alla tv - e la psicologia di chi vive in coppia - la "tranquillità" nell'aver conquistato un partner e una relazione stabile fanno sì che spesso la forma fisica venga trascurata.Esistono anche alcune differenze di genere: al contrario di quanto si è comunemente portati a credere, sono le donne a ingrassare prima, e in genere accade appena dopo un anno di convivenza. Gli uomini, invece, temporeggiano un po' e si lasciano andare tra il primo e il secondo anno di vita di coppia. I partner, inoltre, si boicottano inconsapevolmente a vicenda: quando uno dei due è a dieta, pare che l'altro faccia di tutto per portare a casa cioccolato, snack, patatine fritte e quanto può mettere a dura prova i propositi dimagranti dell'altra metà. “Sposati e obesi? Non si tratta di un'equazione matematica - precisa Natalie The, coordinatrice dello studio - e non vuol dire che il matrimonio faccia male alla salute. Tuttavia, vivere stabilmente con qualcun'altro comporta inevitabili alterazioni dell'ambiente che ci circonda”. Ma non tutto il male viene per nuocere: gli studi scientifici dimostrano anche che sposati e conviventi fumano meno, hanno abitudini più salutari e vivono più a lungo.

giovedì 2 aprile 2009

IL BACIO FA' TROVARE L'ANIMA GEMELLA

Se volete scoprire se la persona che avete davanti la vostra anima gemella c'e' una sola cosa da fare: baciarla. E' attraverso il bacio, secondo gli studiosi americani, che si capisce chi e' veramente l'altra meta' della mela e non c'entrano niente tutte le romanticherie da "apostrofo tra le parole t'amo", quanto piuttosto un fulmineo e serrato esame di compatibilita' biologica.
"Un bacio e' un'esplosione di informazioni che si inviano e si ricevono" dice Helen Fisher, antropologa autrice del volume 'Perche noi: la natura e la chimica dell'amore romantico'". "Fondamentalmente" aggiunge, "il bacio e' uno strumento di valutazione della compatibilita'. Il grosso della corteccia cerebrale e' deputato a raccoglierei le sensazioni che vengono dalle labbra, dalle guance, dal naso e dalla lingua. Di dodici nervi craniali, cinque raccolgono informazioni da intorno alla bocca". Il bacio "e' fatto per le sensazioni piu' delicate: i sapori, le temperature, il tocco e gli odori. Quando si bacia qualcuno lo si 'sente' per davvero, quindi un bacio non e' solo un bacio, ma un modo di far sapere chi si e', cosa si vuole e cosa si puo' dare". Gordon Gallup, docente di psicologia evolutiva all'universita' di Albany, si spinge oltre. "Al momento del bacio" dice, "ci sono meccanismi altamente 'cablati' che valutano lo stato di salute, quello riproduttivo e la compatibilita' genetica. Quello che accade al momento del bacio, insomma, e' una proposta 'o la va o la spacca'". Un sondaggio dell'universita' di Alabny tra gli studenti sembra dar ragione a questa teoria. Il 59 per cento dei ragazzi e il 66 per cento delle ragazze ha ammesso di aver perso interesse in un persona che trovava attraente gia' dopo il primo bacio. Ma la riproduzione e la nascita di una coppia, avverte Fisher, non dipendono solo dal bacio. "Il cervello ha sviluppato tre diversi sistemi" dice, "una e' la spinta sessuale, la seconda e' l'amore romantico e il terzo e' il senso si calma e di sicurezza che si avverte in una relazione di lunga durata".Marzo 2009
articolo completo al seguente indirizzo:

L'AMORE ROMANTICO DURA PIU' A LUNGO

Un nuovo studio dell'Università di Santa Barbara in California ha provato che, contrariamente alle convinzioni diffuse, l'amore romantico può durare tutta la vita e può portare a rapporti più felici e sani.
I ricercatori hanno esaminato 25 studi contenenti la relazione di 6.070 persone che hanno avuto rapporti di coppia sia a breve che lungo termine per sapere se l'amore romantico potesse essere associato a più soddisfazione. Per far ciò, i rapporti di coppia sono stati catalogati in romantico, passionale (romantico con ossessione) o amore-amicizia e classificati come rapporti a lungo o breve termine. In tutto sono stati analizzati rapporti a breve durata tra i giovani che hanno avuto rapporti di durata inferiore ai quattro anni; rapporti a medio termine e a lungo termine in coppie più mature conviventi o sposate da almeno dieci anni. I ricercatori hanno così scoperto che coloro che hanno segnalato di aver avuto un grande amore romantico sono più soddisfatti sia nei rapporti a breve che lungo termine. Quelli che hanno avuto rapporti di amicizia-amore si sono detti moderatamente soddisfatti e quelli che hanno avuto un amore passionale hanno dichiarato di essere soddisfatti solo per i rapporti a breve termine. In linea generale, tutti quelli che si sono dichiarati soddisfatti del loro rapporto di coppia e che hanno detto di essere felici e con una maggiore autostima, sono quelli che hanno un rapporto di amore romantico da lungo tempo. Uno dei fattori chiave è che il fatto di avere un compagno che è 'qui per te' rende il rapporto migliore e promuove i sentimenti d'amore, sottolineano i ricercatori. C'è una grande confusione in merito alle differenze tra amore romantico e amore passionale, tengono a precisare i ricercatori, infatti "molte persone credono che l'amore romantico sia la stessa cosa dell'amore passionale" ha dichiarato la dottoressa Bianca P. Cevedo a capo dello studio. Che aggiunge "ma non lo è. L'amore romantico ha la stessa intensità, impegno e chimica sessuale dell'amore passionale meno la componente ossessiva che caratterizza quest'ultimo. L'amore passionale o ossessivo include sentimenti di incertezza e di angoscia. Questo tipo di amore porta a rapporti sì intensi, ma brevi".
articolo completo al seguente indirizzo:

NEI MATRIMONI TRADISCE UNO SU QUATTRO

Secondo lo studio, oltre al preoccupante dato della crescita dei tradimenti in Italia, ce n'è un altro altrettanto spiazzante: il numero di donne sposate che tradiscono ha quasi raggiunto quello degli uomini, con una percentuale del 45% contro il 55%. E non solo. Nel 7% dei casi chi tradisce, uomo o donna che sia, la fa con una persona del suo stesso sesso. Crescono dunque anche le indefeltà extraconiugali omosessuali, in un quadro che numericamente non lascia molto spazio al romanticismo e ai sogni d'amore. Cade così il mito del maschio italico, malandrino e infedele per vocazione. La donna, da oggetto del desiderio, passa a diventare cacciatrice. Tutto questo fermento di relazioni extraconiugali si consuma soprattutto in alcuni ambienti che, secondo lo studio, vanno rintracciati nel contesto lavorativo e nelle attività sociali, favorite in particolar modo da internet, chat e social forum, ma anche dagli incontri casuali vecchio stile. Le percentuali parlano chiaro: nel 60% dei casi chi tradisce lo fa con un collega di lavoro, mentre per il restante 40% il fedifrago tradisce con una persona conosciuta online, o sempre più raramente offline. Cambiano insomma le regole del tradimento, ma restano invariate le modalità che portano il conigue a scoprire il fattaccio. La scoperta di questi nuovi tradimenti avviene nelle stesse modalità di quelli tradizionali ovvero tramite sms, email, investigazioni private o confessioni.

A stupire però è soprattutto il dato riguardante le infedeltà omosessuali che l'avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'Associazione matrimonialisti italiani commenta così: "Sempre più spesso, nelle procedure di separazione, si scopre che il marito o la moglie hanno relazioni extraconiugali con persone dello stesso sesso". E le reazioni dei coniugi che scoprono tali tradimenti omosessuali - spiega Gassani - sono quasi sempre di sbigottimento, incredulità, delusione o vergogna. Molti coniugi tendono ancora a nascondere la omosessualità del partner quasi come fosse un tabù. "Ultimamente, però, si sta registrando una inversione di tendenza. I traditi hanno sempre meno remore a portare le prove in giudizio della infedeltà coniugale di tipo omosessuale". Del resto anche la Cassazione, con la recente sentenza n. 7207/09, ha equiparato, in termini di gravità, la relazione extraconiugale omosessuale a quella eterosessuale, addebitando la separazione ad un marito che aveva tradito la moglie con un altro uomo. "Tale pronuncia della sprema corte - conclude Gassani - ha sancito due princìpi: il primo sottrae alla omosessualità ogni connotazione patologica o perversa; il secondo in virtù del primo, stabilisce che qualsivoglia relazione extraconiugale può essere sanzionata mediante l'addebito della separazione, quando il tradimento viene considerato la causa, e non la conseguenza, della crisi coniugale".
(2 aprile 2009)
articolo completo al seguente indirizzo:

domenica 8 marzo 2009

IL PARTNER PIU' SENSIBILE

SE DA TEMPO cerchi senza successo un compagno sensibile che sappia intuire come stai anche in base a una banale conversazione, probabilmente sinora non hai mai trovato un musicista. Avere orecchio musicale - secondo uno studio pubblicato sull'ultimo numero dell'European Journal of Neuroscience - può costituire un vero e proprio vantaggio in una relazione perché aumenta letteralmente la nostra capacità d'ascoltare gli altri, di decifrarne gli stati d'animo a partire dal tono della loro voce e quindi di rispondere ai loro bisogni. Che i musicisti fossero più sensibili alle sfumature emotive celate in un discorso era stato già segnalato da precedenti ricerche. I ricercatori della Northwestern University, Illinois, sono stati però i primi a trovare il fondamento biologico del legame tra musica ed emozioni. Per farlo, Dana Strait, Nina Kraus, Erika Skoe e Richard Ashley hanno reclutato 30 volontari, uomini e donne, musicisti e non, tra i 19 e i 35 anni. Dopo aver applicato sulla loro testa degli elettrodi, hanno mostrato loro un film naturalistico in lingua straniera sottotitolato al fine di distrarli mentre - attraverso delle cuffie - gli veniva fatto ascoltare per appena 250 millesimi di secondo il suono del pianto di un bambino e, grazie agli elettrodi e al cosiddetto Abr (esame dei potenziali uditivi), hanno monitorato le attività del nervo acustico dei volontari in risposta ai diversi stimoli sonori. I cervelli dei musicisti hanno risposto al suono del pianto molto più velocemente e accuratamente dei cervelli dei non musicisti. A differenza di quest'ultimi, quanti avevano esperienza in ambito musicale si sono dimostrati più sensibili alle variabili acustiche del pianto - tono, tempo e timbro - che più chiaramente svelavano lo stato d'animo del bambino trascurando quelle meno emotivamente significative. Non solo: coloro che avevano intrapreso gli studi musicali prima dei sette anni e che li avevano proseguiti per oltre dieci anni erano più in grado degli altri di individuare e decifrare le variabili acustiche che veicolavano informazioni sullo stato d'animo del neonato.

"I nostri risultati suggeriscono che l'esperienza musicale produce sia un aumento sia un miglioramento delle risposte neurali subcorticali connesse con le caratteristiche acustiche importanti per la comunicazione degli stati emotivi", hanno concluso i ricercatori segnalando che il "ruolo subcorticale nel processo acustico delle sfumature emotive" rappresenta "la prima prova biologica" che la pratica musicale accresca la percezione delle emozioni espresse oralmente. "Identificare velocemente e accuratamente un'emozione in un suono è un'abilità che si traduce in ogni area, in una giungla infestata da predatori, in un'aula scolastica, in un consiglio d'amministrazione o in una camera da letto", ha commentato Dana Strait - principale autrice dello studio, nonché suonatrice di piano e oboe - precisando che è solo la pratica, e non una predisposizione innata verso la musica, a renderci più sensibili. Anche l'amante più incapace di decifrare i sottili messaggi spesso camuffati in una semplice parola può perciò recuperare: se proprio non vorrà imparare a suonare il piano né tanto meno l'oboe, potrà sempre esercitarsi ad avere orecchio per la musica e per il partner.
(8 marzo 2009)
articolo completo al seguente indirizzo: