Mentre l’uomo predilige i rapporti occasionali, la maggior parte delle donne li evita. Quelle che soccombono al fascino del "mordi e fuggi" si svegliano con un gran senso di colpa. A sancire ciò che il senso comune aveva già suggerito è un recente studioGli uomini vengono da Marte, le donne da Venere, scriveva Gray John nel 2004, menttendo nero su bianco ciò che il senso comune aveva già suggerito. Oggi uno studio condotto dai ricercatori della Durham University, condotto su un campione di 1743 persone di entrambi i sessi che avevano avuto rapporti occasionali e pubblicato su Human Nature, conferma una volta per tutte che le donne non sono proprio per i rapporti da una notte e via, anche dopo la rivoluzione sessuale e quella femminista, che avrebbe dovuto quantomeno rendere l'altra metà del cielo più libera di scegliere anche il sesso occasionale. Le ragioni vanno ricercate prima di tutto nella natura. Spiega infatti la professoressa Anne Campbell le donne agiscono in questo modo perché per loro è più importante la qualità della quantita e perhcé ritengono sia più vantaggioso per loro "scegliere il proprio compagno con attenzione, restando fedeli in modo che il prescelto non abbia motivo di credere di allevare figli altrui". Niente mordi e fuggi, quindi, per lei, anche perché un incontro così la lascerebbe insoddisfatta non tanto per la brevità quanto perché avrebbe la sensazione di non essere stata apprezzata abbastanza dal suo "compagno d'avventura". Così, spesso, anche dopo essersi lasciata andare e magari aver passato una piacevole nottata, al risveglio viene assalita da sensi di colpa che vanificano il piacere e l'appagamento provato.Non a caso oltre la metà delle donne intervistate ha dichiarato di essersi svegliata provando sensazioni decisamente negative. Al contrario la maggior parte degli uomini (80 per cento) si è detta soddisfatta e orgogliosa della notte di passione, accrescendo in questo modo la sicurezza in se stessi.Perché, dunque, a volte si finisce per accettare la proposta di un incontro senza futuro? La professoressa Anne Campbell non ha dubbi: nella maggior parte dei casi è colpa degli sconvolgimenti ormonali mensili. Istinto, dunque.
Blog della rete web del sito www.maldamore.it che raccoglie tutte le notizie provenienti dal mondo sulle problematiche e dipendenze affettive e relazionali.
lunedì 30 giugno 2008
2050...E SARA' AMORE TRA UOMINI E ROBOT
Sesso: cambierà il modo di farlo, sia per gli uomini che per le donne, se si riuscirà a realizzare la proposta di un ricercatore britannico, David Levy, autore del libro "Amore e sesso con i robot".Non più un/a partner, ma un robot, entro il 2050.In questo stesso anno potrebbe addirittura essere contratto il primo matrimonio uomo-robot.Secondo il ricercatore nel giro di 5 anni verranno immesse sul mecato le prime bambole intelligenti, ma ancora incapaci di intrattenere vere e proprie relazioni sentimentali.Con il trascorrere del tempo, questa loro natura fredda, tipicamente meccanica, cambierà e i robot diventeranno sempre più "umani", sia nell'aspetto esteriore che interiore.Un incubo che sta per diventare realtà o l'inizio di un'avventura che stravolgerà compleamente la vita?Dipende dai punti di vista.Diverse aziende si stanno specializzando nella produzione di uomini-robot e di bambole del piacere, Giappone e Stati Uniti in prima linea. E come poteva essere diversamente.
Serena Grassia - fonte http://www.julienews.it/notizia/8654_2050e-sara-amore-tra-uomini-e-robot.html
lunedì 26 maggio 2008
AVERE UN FIGLIO GAY
PALERMO - "Ero sotto la doccia, quando mi sono visto mio padre davanti, col coltello puntato". Motivo: una questione "di onore e di vergogna". Insopportabile sapere di avere un figlio omosessuale per un pregiudicato 53enne di Palermo. Ha colpito il ragazzo - Paolo, 18 anni - durante una furibonda lite, nel loro appartamento nel quartiere Brancaccio, periferia est della città. I carabinieri hanno arrestato l'uomo con l'accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni: adesso si trova rinchiuso in una cella dell'Ucciardone. "Mio padre non mi hai mai accettato", racconta il ragazzo. "Non ha voluto rassegnarsi al fatto che io sono gay. Ho cercato di convincerlo che la mia non è una malattia, né una cosa sporca, ma è stato tutto inutile. Mi sono reso conto di essere gay un anno fa, e l'ho confessato a mio madre. Lei mi ha capito, ha cercato di aiutarmi, di starmi vicina e di convincere mio padre a rassegnarsi ma l'ultimo anno, in casa, è stato un inferno. Ma questa è la mia natura, non ci posso fare niente". L'uomo non si rassegna. Segue Paolo, lo spia, non vuole che esca con gli amici. "Pensava che mi prostituissi - dice il ragazzo - E invece io frequentavo solo i miei amici, quelli come me". Ma la madre, che ha sempre difeso il figlio, tenta di salvare anche l'onore del marito, in cella da sabato con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni. "Voleva solo che lavorasse - spiega - Ha la testa piena di fantasie: vuole fare il fotomodello, insegue la bella vita. Noi non abbiamo soldi, non possiamo mantenerlo". "Gli ho chiesto di aiutarmi a trovare un lavoro - replica la vittima - ma lui si rifiutava: diceva che si vergognava di presentarmi in giro perchè ero gay". Tensioni di un anno, dunque, che sabato scorso sono esplose nella violenza. Alessandro torna dal mare e comunica ai genitori che uscirà di lì a poco. Il padre si arrabbia, non si limita alle botte, colpisce il figlio col coltello. "Non ci ho visto più. Troppo la vergogna e il disonore per questa storia", ha spiegato ai carabinieri. Il giovane, terrorizzato e ancora sotto shock, riporta ferite da taglio sull'avambraccio e sulla mano destra e un trauma cranico facciale; condotto all'ospedale Civico, viene giudicato guaribile in otto giorni. Racconta così l'aggressione, ai microfoni del Tg3: "Ero sotto la doccia, e me lo so no visto davanti con un coltello puntato contro di me".
Una vicenda simile a quello che le cronache di Pesaro hanno raccontato una decina di giorni fa. Allora fu la madre a sferrare un coltellata alla figlia di 16 anni che le aveva confessato di avere una relazione gay con una diciottenne. La lama si fermò contro la fibbia della ragazza ma per la madre scattò comunque la denuncia per tentate lesioni aggravate. Pregiudizi apparentemente insusperabili sembra abbiamo armato entrambi i genitori. Una recente ricerca europea datata 2003 e condotta dall'Istituto Cattaneo dell'Università di Bologna, fa sapere che ogni cento persone, dieci sono omosessuali. Ogni cento omosessuali, venti accettano la loro condizione; 80 non l'accettano e la sopportano; ventidue pensano al suicidio, cinque compiono tentativi di suicidio. (26 maggio 2008)
fonte www.repubblica.it
martedì 1 aprile 2008
Macché sesso! I maschi sono romantici
Una ricerca propone un ritratto dei ragazzi diverso da quello che popola l'immaginario comune
NEW YORK - Chi lo ha detto che gli adolescenti pensano solo al sesso e che sbuffano annoiati quando gli si parla di amore e romanticherie varie? Non è vero che tra i banchi di scuola superiore i compagni di
Gli attori Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in una scena del film «Ho voglia di te» (Ansa)
avventure si scambiano commenti e impressioni solo sulle forme delle giovani compagne o fantasticherie su bellezze meno accessibili, come veline e starlette varie: nei loro discorsi ci sono anche sentimenti e pensieri dolci e appassionati. È uno studio pubblicato sul Journal of Adolescence a ridisegnare il profilo dei giovani maschi, smentendo lo stereotipo secondo il quale i ragazzi di 15-16 anni (e dintorni) sarebbero guidati nelle relazioni con l'altro sesso principalmente dall'ormone.
LA RICERCA - Secondo quanto emerso dal report realizzato dagli psicologi della State University of New York di Oswego, nonostante il testosterone continui a guidare molte scelte dei maschi in questione, tra le ragioni del primo appuntamento le motivazioni romantiche superano quelle sessuali. Interrogati sulle ragioni che li spingono a uscire con le ragazze, oltre l'80 per cento dei partecipanti allo studio (un centinaio di sedicenni maschi, eterosessuali, il 40 per cento dei quali sessualmente attivo) ha infatti dichiarato di farlo per un reale interesse nell'altra persona. Insomma, il primo motivo per cui i ragazzini chiedono alle coetanee un incontro non è il sesso, ma il desiderio di una relazione sentimentale in piena regola. Certo la curiosità di approfondire la conoscenza (in tutti i sensi) non manca, e l'attrazione fisica è infatti la seconda principale motivazione indicata dai giovani, la maggior parte dei quali ha però giustificato con l'amore per il partner il desiderio di avere rapporti sessuali. Mentre il 14 per cento degli intervistati ha ammesso di voler fare sesso per perdere la verginità, e il 9 per cento per non restare indietro rispetto agli amici.
STRATEGIA? - Certo qualcuno potrebbe mettere in dubbio la sincerità dei ragazzi intervistati, argomentando che a quell'età appare spesso più furbo mascherare la spinta dell'ormone dietro a motivazioni più adulte responsabili, e a quanto pare anche i ricercatori americani si sono posti il problema, ammettendo che effettivamente non c'è modo di sapere se e quanti hanno detto la verità. Tuttavia, Andrew Smiler, docente di psicologia e autore dello studio, è convinto che si debba dare credito ai ragazzi, perchè se è vero che alcuni di loro sono semplicemente alla ricerca di esperienze, al tempo stesso non possiamo dubitare che per molti altri le relazioni sociali abbiano un loro peso. «I nostri ragazzi non corrispondono al vecchio orribile stereotipo che conosciamo - sostiene Smiler - in genere a loro interessa frequentare e approfondire la conoscenza del partner». Il professore mette inoltre in luce che per molti adolescenti sarebbe importante ricevere consigli e messaggi costruttivi da parte dei genitori in merito appunto a questioni quali il rapporto con le ragazze e il rispetto per le relazioni di coppia, ma sottolinea anche che sono pochi i genitori che parlano apertamente di questi argomenti con i figli maschi, mentre accade più spesso che lo facciano con le figlie femmine. Questo essenzialmente perché si crede, erroneamente, che i maschi non siano emotivi e che siano più superficiali, e perciò spesso gli adulti sorvolano su determinati argomenti, sia che si tratti di relazioni sentimentali o di amicizia.
Alessandra Carboni
18 febbraio 2008 www.corriere.it
NEW YORK - Chi lo ha detto che gli adolescenti pensano solo al sesso e che sbuffano annoiati quando gli si parla di amore e romanticherie varie? Non è vero che tra i banchi di scuola superiore i compagni di
Gli attori Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in una scena del film «Ho voglia di te» (Ansa)
avventure si scambiano commenti e impressioni solo sulle forme delle giovani compagne o fantasticherie su bellezze meno accessibili, come veline e starlette varie: nei loro discorsi ci sono anche sentimenti e pensieri dolci e appassionati. È uno studio pubblicato sul Journal of Adolescence a ridisegnare il profilo dei giovani maschi, smentendo lo stereotipo secondo il quale i ragazzi di 15-16 anni (e dintorni) sarebbero guidati nelle relazioni con l'altro sesso principalmente dall'ormone.
LA RICERCA - Secondo quanto emerso dal report realizzato dagli psicologi della State University of New York di Oswego, nonostante il testosterone continui a guidare molte scelte dei maschi in questione, tra le ragioni del primo appuntamento le motivazioni romantiche superano quelle sessuali. Interrogati sulle ragioni che li spingono a uscire con le ragazze, oltre l'80 per cento dei partecipanti allo studio (un centinaio di sedicenni maschi, eterosessuali, il 40 per cento dei quali sessualmente attivo) ha infatti dichiarato di farlo per un reale interesse nell'altra persona. Insomma, il primo motivo per cui i ragazzini chiedono alle coetanee un incontro non è il sesso, ma il desiderio di una relazione sentimentale in piena regola. Certo la curiosità di approfondire la conoscenza (in tutti i sensi) non manca, e l'attrazione fisica è infatti la seconda principale motivazione indicata dai giovani, la maggior parte dei quali ha però giustificato con l'amore per il partner il desiderio di avere rapporti sessuali. Mentre il 14 per cento degli intervistati ha ammesso di voler fare sesso per perdere la verginità, e il 9 per cento per non restare indietro rispetto agli amici.
STRATEGIA? - Certo qualcuno potrebbe mettere in dubbio la sincerità dei ragazzi intervistati, argomentando che a quell'età appare spesso più furbo mascherare la spinta dell'ormone dietro a motivazioni più adulte responsabili, e a quanto pare anche i ricercatori americani si sono posti il problema, ammettendo che effettivamente non c'è modo di sapere se e quanti hanno detto la verità. Tuttavia, Andrew Smiler, docente di psicologia e autore dello studio, è convinto che si debba dare credito ai ragazzi, perchè se è vero che alcuni di loro sono semplicemente alla ricerca di esperienze, al tempo stesso non possiamo dubitare che per molti altri le relazioni sociali abbiano un loro peso. «I nostri ragazzi non corrispondono al vecchio orribile stereotipo che conosciamo - sostiene Smiler - in genere a loro interessa frequentare e approfondire la conoscenza del partner». Il professore mette inoltre in luce che per molti adolescenti sarebbe importante ricevere consigli e messaggi costruttivi da parte dei genitori in merito appunto a questioni quali il rapporto con le ragazze e il rispetto per le relazioni di coppia, ma sottolinea anche che sono pochi i genitori che parlano apertamente di questi argomenti con i figli maschi, mentre accade più spesso che lo facciano con le figlie femmine. Questo essenzialmente perché si crede, erroneamente, che i maschi non siano emotivi e che siano più superficiali, e perciò spesso gli adulti sorvolano su determinati argomenti, sia che si tratti di relazioni sentimentali o di amicizia.
Alessandra Carboni
18 febbraio 2008 www.corriere.it
Le donne francesi? Sempre più predatrici
Almeno 5 partner nella vita per la maggior parte di loro. Sessualità maschile e femminile sempre più simili
PARIGI - «Le donne sono diventate come gli uomini?» si chiede provocatoriamente il settimanale francese Nouvel Observateur commentando i risultati dell'ultimo studio sulla sessualità condotto in Francia dall'Agenzia nazionale di ricerche sull'Aids e le malattie virali (Anrs) e intitolato «Enquête sur la sexualité en France» (Inchiesta sulla sessualità in Francia). Per questa ampia e dettagliata ricerca, che sarà disponibile a breve nelle librerie transalpine, sono stati intervistati oltre 12mila francesi tra i 18 e 69 anni.
La copertina del volume di 600 pagine che raccoglie i risultati della ricerca sualla sessualità in Francia. Lo studio si basa su 12mila interviste condotte fra il 2005 e 2006 (dal Nouvel Observateur)
Dall'indagine emerge che il gentil sesso d'Oltralpe è molto più emancipato e trasgressivo rispetto al passato e che le donne francesi assomigliano sempre più a vere e proprie «predatrici sessuali». Gli uomini si confermano amanti prestanti, anche se ben un quinto dei maschi transalpini dichiara senza mezze misure «di non essere interessato al sesso».
GRANDE CAMBIAMENTO - Secondo lo studio il grande cambiamento degli ultimi anni consiste in una sempe maggiore somglianza dei comportamenti sessuali maschili e femminili: a differenza di quanto avveniva nel 1970, quando il 68% delle donne dichiarava di aver avuto un solo partner nella propria vita, oggi questa affermazione viene confermata solo dal 34% delle francesi. In media la maggior parte delle transalpine moderne dichiara infatti di aver avuto almeno 5 partner, mentre i maschi confermano i risultati del 1970, e come allora, dicono che in media nel corso della loro vita hanno fatto sesso con 11 differenti compagne. Le donne, inoltre, avrebbero anche maggiori rapporti saffici rispetto al passato: se nel 1992 solo due donne su cento «confessava» di aver avuto rapporti omosessuali, adesso la cifra è raddoppiata e almeno il 4% delle transalpine ammette di aver provato almeno una volta l'amore con persone dello stesso sesso.
LA PRIMA VOLTA - Uomini e donne francesi di oggi sono simili anche perchè fanno sesso per la prima volta praticamente alla stessa età. Infatti se nel 1950 vi era una differenza di almeno due anni tra il primo rapporto sessuale della maggioranza dei maschi (18 anni e mezzo) e quello delle donne (20 anni e mezzo), oggi questa distanza si è notevolmente accorciata: gli uomini in media perdono la verginità a 17 anni e 2 mesi, mentre le donne a 17 anni e sei mesi. Infine nove donne francesi su dieci che hanno superato i 50 anni dichiarano di essere sessualmente attive, contro solo il 50% del 1970. «La buona vecchia dicotomia, l'uomo predatore, la donna pazientemente chiusa in casa ad aspettare il ritorno del guerriero, è stata messa definitivamente in discussione» sentenzia «Le Nouvel Observateur»
VISTO DA LONDRA - Secondo il londinese «Daily Telegraph» un esempio emblematico della trasformazione della mentalità del gentil sesso transalpino è riassunto nella figura di Carla Bruni, «prima signora» di Francia. Sebbene italiana di origine, l'ex modella, secondo il quotidiano conservatore britannico, madame Sarkozy raccoglie dentro di sè tutte le caratteristiche della francese moderna: recentemente ha dichiarato che la monogamia è «terribilmente noiosa» e parla tranquillamente delle sue relazioni passate e delle sue conquiste, tra cui non mancano, oltre al presidente francese, altri nomi celebri come Mick Jagger and Eric Clapton. Inoltre continua il Telegraph «la Bruni conferma il vecchio stereotipo che lega lo status sociale e la virilità» e non disdegna di dichiarare: «Voglio un uomo con un potere assoluto».
AMORE E SESSO - Naturalmente, sempre secondo la ricerca, vi è ancora qualcosa che resiste alla modernità e al cambiamento dei tempi: la maggior parte delle donne, soprattutto in giovane età, continua a considerare il sesso qualcosa che non può essere scisso dall’amore, cosa che non accade negli uomini, che riescono a separare facilmente i sentimenti dalle prestazioni sessuali. Infine i risultati dello studio confermano che i francesi del XXI secoli hanno meno tabù e inibizione del passato, ma subiscono fortemente «l'ansia da prestazione»: non a caso mezzo milione di transalpini ogni anno almeno una volta si recano da un sessuologo
Francesco Tortora
07 marzo 2008
www.corriere.it
PARIGI - «Le donne sono diventate come gli uomini?» si chiede provocatoriamente il settimanale francese Nouvel Observateur commentando i risultati dell'ultimo studio sulla sessualità condotto in Francia dall'Agenzia nazionale di ricerche sull'Aids e le malattie virali (Anrs) e intitolato «Enquête sur la sexualité en France» (Inchiesta sulla sessualità in Francia). Per questa ampia e dettagliata ricerca, che sarà disponibile a breve nelle librerie transalpine, sono stati intervistati oltre 12mila francesi tra i 18 e 69 anni.
La copertina del volume di 600 pagine che raccoglie i risultati della ricerca sualla sessualità in Francia. Lo studio si basa su 12mila interviste condotte fra il 2005 e 2006 (dal Nouvel Observateur)
Dall'indagine emerge che il gentil sesso d'Oltralpe è molto più emancipato e trasgressivo rispetto al passato e che le donne francesi assomigliano sempre più a vere e proprie «predatrici sessuali». Gli uomini si confermano amanti prestanti, anche se ben un quinto dei maschi transalpini dichiara senza mezze misure «di non essere interessato al sesso».
GRANDE CAMBIAMENTO - Secondo lo studio il grande cambiamento degli ultimi anni consiste in una sempe maggiore somglianza dei comportamenti sessuali maschili e femminili: a differenza di quanto avveniva nel 1970, quando il 68% delle donne dichiarava di aver avuto un solo partner nella propria vita, oggi questa affermazione viene confermata solo dal 34% delle francesi. In media la maggior parte delle transalpine moderne dichiara infatti di aver avuto almeno 5 partner, mentre i maschi confermano i risultati del 1970, e come allora, dicono che in media nel corso della loro vita hanno fatto sesso con 11 differenti compagne. Le donne, inoltre, avrebbero anche maggiori rapporti saffici rispetto al passato: se nel 1992 solo due donne su cento «confessava» di aver avuto rapporti omosessuali, adesso la cifra è raddoppiata e almeno il 4% delle transalpine ammette di aver provato almeno una volta l'amore con persone dello stesso sesso.
LA PRIMA VOLTA - Uomini e donne francesi di oggi sono simili anche perchè fanno sesso per la prima volta praticamente alla stessa età. Infatti se nel 1950 vi era una differenza di almeno due anni tra il primo rapporto sessuale della maggioranza dei maschi (18 anni e mezzo) e quello delle donne (20 anni e mezzo), oggi questa distanza si è notevolmente accorciata: gli uomini in media perdono la verginità a 17 anni e 2 mesi, mentre le donne a 17 anni e sei mesi. Infine nove donne francesi su dieci che hanno superato i 50 anni dichiarano di essere sessualmente attive, contro solo il 50% del 1970. «La buona vecchia dicotomia, l'uomo predatore, la donna pazientemente chiusa in casa ad aspettare il ritorno del guerriero, è stata messa definitivamente in discussione» sentenzia «Le Nouvel Observateur»
VISTO DA LONDRA - Secondo il londinese «Daily Telegraph» un esempio emblematico della trasformazione della mentalità del gentil sesso transalpino è riassunto nella figura di Carla Bruni, «prima signora» di Francia. Sebbene italiana di origine, l'ex modella, secondo il quotidiano conservatore britannico, madame Sarkozy raccoglie dentro di sè tutte le caratteristiche della francese moderna: recentemente ha dichiarato che la monogamia è «terribilmente noiosa» e parla tranquillamente delle sue relazioni passate e delle sue conquiste, tra cui non mancano, oltre al presidente francese, altri nomi celebri come Mick Jagger and Eric Clapton. Inoltre continua il Telegraph «la Bruni conferma il vecchio stereotipo che lega lo status sociale e la virilità» e non disdegna di dichiarare: «Voglio un uomo con un potere assoluto».
AMORE E SESSO - Naturalmente, sempre secondo la ricerca, vi è ancora qualcosa che resiste alla modernità e al cambiamento dei tempi: la maggior parte delle donne, soprattutto in giovane età, continua a considerare il sesso qualcosa che non può essere scisso dall’amore, cosa che non accade negli uomini, che riescono a separare facilmente i sentimenti dalle prestazioni sessuali. Infine i risultati dello studio confermano che i francesi del XXI secoli hanno meno tabù e inibizione del passato, ma subiscono fortemente «l'ansia da prestazione»: non a caso mezzo milione di transalpini ogni anno almeno una volta si recano da un sessuologo
Francesco Tortora
07 marzo 2008
www.corriere.it
Lei bella, lui brutto... e il matrimonio è più felice
Il matrimonio è più felice se lei è più attraente di lui. Lo sostiene un gruppo di psicologi americani sulla base di uno studio compiuto su un campione di 82 coppie che si sono sposate negli ultimi sei mesi. I mariti più belli della consorte sono risultati meno soddisfatti e meno disposti a impegnarsi nella ricerca di più solidi equilibri coniugali, indica lo studio che è stato pubblicato sulla rivista «Journal of Family Pshychology». Gli psicologi dell’università del Tennessee con a capo il professor Jim McNulty hanno indagato sull’arcano dando innanzitutto un voto di bellezza facciale ad ognuno degli 82 neo-mariti e delle 82 neo-mogli e invitandoli poi a compilare un dettagliato questionario, congegnato in modo da capire «la qualità della vita matrimoniale». La conclusione è chiara: la bruttezza di lui non è assolutamente un problema mentre la bellezza di lei è fonte di gioia e piacere per entrambi i coniugi. L’uomo dotato di maggior fascino rispetto alla donna non è invece per niente contento e si considera autorizzato a cercare distrazioni altrove. Gli scienziati sono convinti che queste dinamiche siano governate dai reconditi meccanismi dell’evoluzione della specie e dagli istinti della sopravvivenza: in genere la donna cerca il miglior padre possibile per i propri figli e dà poco peso all’ aspetto fisico del partner, mentre nel tentativo di passare i loro geni «con la massima efficienza» gli uomini guardano naturalmente a donne «giovani, sane, fisicamente appetibili».
L'amore rende monogami, il sesso traditori
L'amore è cieco e rende ciechi. Solo l'amore, e non il semplice desiderio, permette ad una persona di prendere un impegno esclusivo con un'altra. Amare una persona, infatti, assorbe talmente tante energie emotive da rendere ciechi agli stimoli esterni e alle tentazioni. L'amore, come la vendetta, rientra in questi sentimenti definiti dagli psicologi "commitment device": sono degli stratagemmi che la mente usa per impegnarsi nel perseguire un obiettivo e non farsi distrarre da altro.
Lo ha dimostrato una ricerca condotta da un gruppo di psicologi della University of California di Los Angeles; il lavoro è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Evolution and Human Behavior. L'attrazione fisica e il sesso, secondo quanto sostenuto dallo studio, non sono uno stimolo sufficiente a fare nascere un patto di esclusività tra due persone. Ma come fa l'amore a sedare l'istinto di guardarsi intorno o di essere promiscui? Semplice: quando si è innamorati c'è una prima fase in cui si è completamente presi dall'altra persona per cui cervello ed emotività sono completamente assorbiti (o annebbiati dipende dai punti di vista) dal pensiero dell'altro. In questa fase si costruisce con la persona che si ama una vita fatta di abitudini, di cose condivise, di tempo passato insieme. Questa costruzione richiede tempo ed energie, richiede anche di focalizzarsi sul raggiungimento dell'obiettivo: la vita insieme. È in questa fase che bisogna concludere! È questo il momento cruciale in cui una persona è in grado di assumersi la responsabilità di una scelta monogama, né prima né dopo. La tempistica è fondamentale. Fonte: Gonzaga G et al. Love, desire, and the suppression of thoughts of romantic alternatives. Ev Hum Beh 2008;29:119-26.
emanuela grasso
www.yahoo.it
Lo ha dimostrato una ricerca condotta da un gruppo di psicologi della University of California di Los Angeles; il lavoro è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista Evolution and Human Behavior. L'attrazione fisica e il sesso, secondo quanto sostenuto dallo studio, non sono uno stimolo sufficiente a fare nascere un patto di esclusività tra due persone. Ma come fa l'amore a sedare l'istinto di guardarsi intorno o di essere promiscui? Semplice: quando si è innamorati c'è una prima fase in cui si è completamente presi dall'altra persona per cui cervello ed emotività sono completamente assorbiti (o annebbiati dipende dai punti di vista) dal pensiero dell'altro. In questa fase si costruisce con la persona che si ama una vita fatta di abitudini, di cose condivise, di tempo passato insieme. Questa costruzione richiede tempo ed energie, richiede anche di focalizzarsi sul raggiungimento dell'obiettivo: la vita insieme. È in questa fase che bisogna concludere! È questo il momento cruciale in cui una persona è in grado di assumersi la responsabilità di una scelta monogama, né prima né dopo. La tempistica è fondamentale. Fonte: Gonzaga G et al. Love, desire, and the suppression of thoughts of romantic alternatives. Ev Hum Beh 2008;29:119-26.
emanuela grasso
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In amore le donne vogliono il massimo
Le donne vogliono il compagno perfetto. Intelligente, che infonda sicurezza, serio, di bella presenza. Non importa se per relazione stabile o per un'avventura. Si mira sempre al top. Le donne vogliono tutto. Lo sostiene una ricerca pubblicata sull'ultimo numero della rivista Evolutionary Psicology e condotta da David Buss psicologo della University of Texas di Austin.
Non è vero, dunque, ciò che altre ricerche avevano sostenuto e cioè che anche le donne hanno imparato a modulare le richieste da fare ad un uomo a seconda del tipo di relazione che vogliono stabilire. Per le relazioni brevi l'importante è che il tipo sia avvenente e divertente, ma per metter su famiglia occorre l'uomo che sa programmare, che dia l'idea di solidità. Questo hanno sostenuto molti psicologi negli ultimi tempi, assecondando l'idea che l'emancipazione della donna ne abbia modificato la forma mentis. Secondo Buss questo non è vero: la donna vuole sempre il massimo dal compagno, anche quello occasionale.
E dunque AAA cercasi uomini con ottimi geni e in questo senso il bell'aspetto aiuta; con un grande senso di lealtà e devozione; spiccata capacità di stare in gruppo e di manifestare istinto di protezione verso la compagna e la prole. Non importa se il nuovo incontro sarà o no l'uomo della vita, ma per non rischiare meglio scegliersi subito quello che potrebbe piacere e puntare in alto, perché non succede... ma se succede che un incontro occasionale poi diventi l'uomo che resta, il futuro felice è AAAsicurato.
Fonte: David M. Buss. Do attractive women want it all? New study reveals relationship standards are relative. Evolutionary Psicology on press
emanuela grasso fonte www.yahoo.it
Non è vero, dunque, ciò che altre ricerche avevano sostenuto e cioè che anche le donne hanno imparato a modulare le richieste da fare ad un uomo a seconda del tipo di relazione che vogliono stabilire. Per le relazioni brevi l'importante è che il tipo sia avvenente e divertente, ma per metter su famiglia occorre l'uomo che sa programmare, che dia l'idea di solidità. Questo hanno sostenuto molti psicologi negli ultimi tempi, assecondando l'idea che l'emancipazione della donna ne abbia modificato la forma mentis. Secondo Buss questo non è vero: la donna vuole sempre il massimo dal compagno, anche quello occasionale.
E dunque AAA cercasi uomini con ottimi geni e in questo senso il bell'aspetto aiuta; con un grande senso di lealtà e devozione; spiccata capacità di stare in gruppo e di manifestare istinto di protezione verso la compagna e la prole. Non importa se il nuovo incontro sarà o no l'uomo della vita, ma per non rischiare meglio scegliersi subito quello che potrebbe piacere e puntare in alto, perché non succede... ma se succede che un incontro occasionale poi diventi l'uomo che resta, il futuro felice è AAAsicurato.
Fonte: David M. Buss. Do attractive women want it all? New study reveals relationship standards are relative. Evolutionary Psicology on press
emanuela grasso fonte www.yahoo.it
Donne Belle Cercano Uomo Perfetto, Studio Usa
Milano, 21 mar. (Adnkronos Salute) - Fin da bambine sanno di piacere e di suscitare ammirazione. E così, nella scelta del partner per la vita, lo vogliono perfetto: bello, sano, ricco, padre ideale, di buona famiglia, leale e devoto. Le donne belle non si accontentano, mentre gli uomini attraenti sono più propensi a 'chiudere un occhio' sulle caratteristiche della madre dei loro figli. A indagare sui desideri dei due sessi alle prese con Cupido è uno studio dell'università del Texas, coordinato dallo psicologo David Buss e pubblicato sulla rivista 'Evolutionary Psychology'.
La teoria del team americano è semplice, ma rivoluzionaria rispetto alle ricerche precedenti: quando si tratta di cercare un compagno, il criterio utilizzato dalle donne non dipende soltanto dal tipo di relazione che cercano - passeggera o duratura - ma viene condizionato anche dal proprio aspetto fisico. Le belle, quelle che 'non devono chiedere mai', pretendono di più. In passato, ricordano gli autori, era emerso in genere che quando una donna 'punta' a un rapporto solido si indirizza verso uomini in grado di garantire un futuro stabile a sé e ai propri figli, mentre a un partner 'di transizione' chiede virilità ed aspetto impeccabile. Ma ora Buss e Todd Shackelford, docente di Psicologia alla Florida Atlantic University, fanno un passo in più: "Nella scelta di un uomo - assicurano - le donne calibrano i propri standard anche in base a quanto si sentono desiderabili. E le donne ritenute fisicamente attraenti mantengono standard alti". Al contrario le altre, ma anche gli uomini belli o bruttini, dopo i primi insuccessi sono più disposte a 'trattare' e abbassano il tiro.
fonte www.yahoo.it
La teoria del team americano è semplice, ma rivoluzionaria rispetto alle ricerche precedenti: quando si tratta di cercare un compagno, il criterio utilizzato dalle donne non dipende soltanto dal tipo di relazione che cercano - passeggera o duratura - ma viene condizionato anche dal proprio aspetto fisico. Le belle, quelle che 'non devono chiedere mai', pretendono di più. In passato, ricordano gli autori, era emerso in genere che quando una donna 'punta' a un rapporto solido si indirizza verso uomini in grado di garantire un futuro stabile a sé e ai propri figli, mentre a un partner 'di transizione' chiede virilità ed aspetto impeccabile. Ma ora Buss e Todd Shackelford, docente di Psicologia alla Florida Atlantic University, fanno un passo in più: "Nella scelta di un uomo - assicurano - le donne calibrano i propri standard anche in base a quanto si sentono desiderabili. E le donne ritenute fisicamente attraenti mantengono standard alti". Al contrario le altre, ma anche gli uomini belli o bruttini, dopo i primi insuccessi sono più disposte a 'trattare' e abbassano il tiro.
fonte www.yahoo.it
lunedì 24 marzo 2008
COSI' FINISCE UNA STORIA D'AMORE E LA LETTERA DIVENTA UN OPERA D'ARTE
La lettera è una qualunque lettera d'addio, se si può dire qualunque di un congedo. Breve, una paginetta. Accendi il computer un giorno e lei è lì. Sta tutta intera davanti a te nel primo foglio dello schermo. Premi il cursore per scendere, ne cerchi ancora ma non serve: è finita. Lui è garbato, formalmente ineccepibile, apparentemente addolorato. È colto, inoltre. Un uomo che sa usare le pause e gli a capo. Sa toccare le corde dell'altrui colpa sfiorandole appena, sa attribuirne un poco a sé come un difetto congenito, piccolo male non imputabile. Uno scrittore, forse. Di certo uno che lavora con le parole. Il repertorio è classico, si direbbe un'antologia. "Avrei preferito parlarti a voce, infine ti scrivo". "Ho creduto che avrei potuto darti il bene" "che il tuo amore fosse benefico per me". "Non ti ho mai mentito e non comincerò a farlo oggi". "Mi dicesti che quando avremmo cessato di amarci non avremmo più potuto vederci: una regola che mi pare dolorosa e ingiusta. Tuttavia: non potrò diventare per te un amico". Alcune specifiche di questa storia, poi l'inevitabile "ti ho amata nel mio modo e continuerò a farlo, non cesserò di portarti con me". La chiusura, infine. "Avrei preferito che le cose andassero diversamente". Le ultime quattro parole. "Abbi cura di te".
"Take care of yourself, prenez soin de vous, cuidate mucho". È qui, è sull'incongruenza emotiva di una frase che ha le sembianze di una premura - non si può respingere un invito così, eppure non si può accettare se allegato al dolore dell'addio - che Sophie Calle costruisce la sua opera d'arte. Il suo libro ha la copertina rosa, lucida come una carta di caramella. Se fosse tradotto in italiano (non lo è, per qualche misteriosa ragione non è tradotto nella nostra lingua nessuno dei suoi libri, nel resto del mondo oggetti di culto) s'intitolerebbe "Abbi cura di te". Seduce fuori e tormenta dentro. Fa ridere e fa piangere, ammala e guarisce. Non si può lasciare senza averlo attraversato fino in fondo. Ci sono tutte le domande, tutte le risposte: c'è soprattutto un'ironia formidabile, una malinconica saggia ironia venata di amarezza, la medicina di ogni male.
Calle è un'artista tra le più amate del nostro tempo. Un'icona della modernità, una Louise Bourgeois del nuovo secolo. Il Centre Pompidou le ha dedicato per i suoi cinquant'anni una retrospettiva. La Francia le ha affidato il padiglione di quest'ultima Biennale di Venezia: lei lo ha dedicato a raccontare come finisce un amore. Ha proiettato i video ( guarda lo speciale interattivo ) di molte delle 107 donne che leggono la mail di addio del suo amante: celebri e sconosciute, Jeanne Moreau e una studentessa di scuola media, Luciana Littizzetto e una cartomante, Victoria Abril e una stella dell'Opera. Un avvocato, una psicanalista, Laurie Anderson, una scrittrice di parole crociate, una campionessa di tiro con la carabina, una esegeta di talmud, Maria de Medeiros, la figlia "segreta" di Mitterand, una giocatrice di scacchi. A ciascuna ha chiesto cosa significa abbi cura di te, come si fa ad averne, come si affronta e come si supera il vuoto spaventoso dell'assenza? Ciascuna ha risposto nel suo modo: con un referto, con una canzone, con un gioco. La mostra, a Venezia - "Take care of yourself" - è stata visitata da migliaia di persone, è ancora lì fino a fine novembre. Il tam tam sotterraneo (dei visitatori, delle visitatrici) ne ha fatto una meta di pellegrinaggio. Di seguito è venuto il libro, ormai introvabile. Più di quello del 1981, L'Hotel: Calle si fece assumere a Venezia come cameriera in un albergo, fotografò le stanze appena lasciate dai clienti, i letti sfatti i loro oggetti abbandonati. Più di The adress book, 1983: trovò un'agenda per strada, chiamò tutti i numeri chiedendo a chi rispondeva di parlarle del proprietario, pubblicò tutti i giorni su "Liberation" i resoconti delle interviste infine un volume col ritratto collettivo di un uomo mai visto. Più ancora di "Double game" scritto a quattro mani con Paul Auster: lui si ispira a lei per il personaggio di Maria nel romanzo Leviathan, lei si immedesima in Maria e ne veste i panni.
Torniamo all'amore, però. Alla lettera. Al libro e al cammino che si attraversa per prendersi cura di sé. In principio la ragione: che il testo passi all'esame dell'intelletto, i freddi strumenti del raziocinio. La e-mail è tradotta in codice morse, in linguaggio esadecimale, in braille, in stenografico e in codice a barre. In trascrizione fonetica, in sms. Poi l'analisi del testo come fosse un canto della "Divina Commedia". Aspetto tipografico, paratesto, genere, enunciato, vocabolario, analisi logica e grammaticale. Lunghezza (con istogrammi in blu) delle ventidue frasi. Evidenza delle forme verbali: quanti gerundi, quanti imperativi, quanti condizionali. Frequenza del soggetto: io il triplo di tu. Riferimenti letterari. I Fratelli Karamazov, Resurrezione, La Repubblica di Platone. Per "abbi cura di te" senz'altro Emma di Jane Austen.
Ora che è stata sezionata come un corpo sul tavolo dell'anatomo patologo rivediamola da viva, questa lettera. Passi pure l'esame degli altri: le altre donne. Nelle mani di una cartoonist diventa una striscia comica, la giornalista di agenzia ne fa un lancio, il giudice una sentenza. La sessuologa risponde con una ricetta su carta intestata dell'ospedale: "No, non posso prescriverle antidepressivi. Lei è solo triste. Un evento doloroso fa male ma la soluzione non può essere chimica". La psicanalista si sofferma sulla "brutalità della vacuità della frase omicida finale": un "banale take care al posto di un addio. Come dire abbi cura di te stessa perché non sarò io a farlo". L'avvocato suggerisce due anni di carcere e trentasettemila euro di ammenda per il soggetto, colpevole di truffa e contraffazione. Florence Aubenas (giornalista lungamente sequestrata in Iraq) le scrive che la sua lettera non sarà pubblicata: troppo personale. La criminologa analizza il soggetto mittente: "Un uomo intelligente, colto, di buon livello socioculturale, elegante, seducente, orgoglioso narcisista ed egoista". "Psicologicamente pericoloso o/e grande scrittore". L'esegeta di talmud affronta sul testo una disputa rabbinica. Ne ragionano una filosofa, un'antropologa, un'esperta di diritti delle donne all'Onu, una docente di fisica. Marie Dasplechine, scrittrice, ne fa una novella per bambini. La maestra elementare in bella calligrafia la propone come compito agli alunni con cinque consegne: "Dai un titolo a questo racconto, chi è il protagonista? qual è il problema? In che modo il protagonista lo risolve? Trova un altro finale alla storia". Ambra, nove anni e mezzo, lo svolge: "Sembra che lui l'ami. Se l'ama non capisco perché la lascia. È una storia triste". La paroliera la trasforma nel testo di una canzone, la compositrice classica in un brano per pianoforte. L'esperta di bon ton la boccia categoricamente e propone un nuovo testo: sette righe scritte con penna stilografica su carta velina, impeccabili per assenza di vanità. La cartomante fa i tarocchi: l'eremita, il matto, l'imperatrice, la luna, l'impiccato. Un'agente dei servizi segreti la critta usando la parola chiave "rottura".
La redattrice di parole crociate ne fa un fenomenale cruciverba: memorabili le definizioni di "benefico", "irrimediabile", "amante". Per centinaia di pagine si avvicendano l'esperta di letteratura comparata e la sociologa (ne fa un saggio: "L'esacerbarsi dell'amore eterosessuale in Occidente"), la storica e la giocatrice di scacchi ("Il re nero perde: analisi della partita"). La latinista traduce: "Ego quidem voluissem res alio vertere. Cura ut valeas". Dunque in latino la frase omicida si dice così: cura ut valeas. L'architetto di interni ne fa mille copie da distribuire agli ospiti in visita, le impila in un contenitore, la contabile la trasforma in un bilancio economico del dare e dell'avere in amore. La maestra di ikebana due composizioni floreali, la madre una lettera alla figlia: "Amore mio, si lascia e si è lasciati, è questo il nome del gioco. Sono sicura che anche questo sarà per te fonte d'ispirazione artistica. Mi sbaglio?".
Già arrivati fin qui, a due terzi del libro, va meglio. Si è molto riso, si è molto ascoltato il rumore del mondo. Ecco dunque il momento di sedersi a godere lo spettacolo. Dei quattro cd rom allegati (la seduta dal consulente familiare, la conversazione con la speaker della radio, il film realizzato dalla regista Letitia Masson) l'ultimo contiene le immagini di chi ha risposto con la voce e coi gesti. Una clown. Una stella della danza all'Opera di Parigi. Jeanne Moreau che legge nella penombra di una stanza, commenta con voce roca, si ferma, riprende, si emoziona. La tiratrice di carabina che del foglio con la mail fa un bersaglio, prende la mira e spara. Luciana Littizzetto che la legge nella cucina di casa sua, a Torino, mentre affetta una cipolla: sarcasmo e lacrime. Victoria Abril ancora nel letto di "Legami" che dalle lenzuola sfatte rimprovera Sophie: "Gli hai dato troppe condizioni, gli hai detto che dopo la fine dell'amore non avresti voluto vederlo più, gli hai chiesto di non essere l'altra, la quarta delle sue donne. Ma, Sophie, in amore non si dettano regole. Hai sbagliato". Un'attrice giapponese con la maschera di gesso, una ballerina indiana che danza, una cantante di tango. Un pupo di cartapesta (femmina), una rapper. Un'interprete di fado portoghese, una soprano lirica, una cantautrice berlinese. Alla fine resta Brenda, maestoso pappagallo bianco con cresta dorata (femmina): col becco fa a pezzi la lettera, la assaggia, ne mangia un po', non gli piace, la butta. Chiude l'autrice: una frase in caratteri minuscoli, ultima pagina. "Questo è tutto riguardo alla lettera. Non riguardo all'uomo che l'ha scritta...". Il libro, naturalmente, è dedicato a lui. ( 11 novembre 2007 )
"Take care of yourself, prenez soin de vous, cuidate mucho". È qui, è sull'incongruenza emotiva di una frase che ha le sembianze di una premura - non si può respingere un invito così, eppure non si può accettare se allegato al dolore dell'addio - che Sophie Calle costruisce la sua opera d'arte. Il suo libro ha la copertina rosa, lucida come una carta di caramella. Se fosse tradotto in italiano (non lo è, per qualche misteriosa ragione non è tradotto nella nostra lingua nessuno dei suoi libri, nel resto del mondo oggetti di culto) s'intitolerebbe "Abbi cura di te". Seduce fuori e tormenta dentro. Fa ridere e fa piangere, ammala e guarisce. Non si può lasciare senza averlo attraversato fino in fondo. Ci sono tutte le domande, tutte le risposte: c'è soprattutto un'ironia formidabile, una malinconica saggia ironia venata di amarezza, la medicina di ogni male.
Calle è un'artista tra le più amate del nostro tempo. Un'icona della modernità, una Louise Bourgeois del nuovo secolo. Il Centre Pompidou le ha dedicato per i suoi cinquant'anni una retrospettiva. La Francia le ha affidato il padiglione di quest'ultima Biennale di Venezia: lei lo ha dedicato a raccontare come finisce un amore. Ha proiettato i video ( guarda lo speciale interattivo ) di molte delle 107 donne che leggono la mail di addio del suo amante: celebri e sconosciute, Jeanne Moreau e una studentessa di scuola media, Luciana Littizzetto e una cartomante, Victoria Abril e una stella dell'Opera. Un avvocato, una psicanalista, Laurie Anderson, una scrittrice di parole crociate, una campionessa di tiro con la carabina, una esegeta di talmud, Maria de Medeiros, la figlia "segreta" di Mitterand, una giocatrice di scacchi. A ciascuna ha chiesto cosa significa abbi cura di te, come si fa ad averne, come si affronta e come si supera il vuoto spaventoso dell'assenza? Ciascuna ha risposto nel suo modo: con un referto, con una canzone, con un gioco. La mostra, a Venezia - "Take care of yourself" - è stata visitata da migliaia di persone, è ancora lì fino a fine novembre. Il tam tam sotterraneo (dei visitatori, delle visitatrici) ne ha fatto una meta di pellegrinaggio. Di seguito è venuto il libro, ormai introvabile. Più di quello del 1981, L'Hotel: Calle si fece assumere a Venezia come cameriera in un albergo, fotografò le stanze appena lasciate dai clienti, i letti sfatti i loro oggetti abbandonati. Più di The adress book, 1983: trovò un'agenda per strada, chiamò tutti i numeri chiedendo a chi rispondeva di parlarle del proprietario, pubblicò tutti i giorni su "Liberation" i resoconti delle interviste infine un volume col ritratto collettivo di un uomo mai visto. Più ancora di "Double game" scritto a quattro mani con Paul Auster: lui si ispira a lei per il personaggio di Maria nel romanzo Leviathan, lei si immedesima in Maria e ne veste i panni.
Torniamo all'amore, però. Alla lettera. Al libro e al cammino che si attraversa per prendersi cura di sé. In principio la ragione: che il testo passi all'esame dell'intelletto, i freddi strumenti del raziocinio. La e-mail è tradotta in codice morse, in linguaggio esadecimale, in braille, in stenografico e in codice a barre. In trascrizione fonetica, in sms. Poi l'analisi del testo come fosse un canto della "Divina Commedia". Aspetto tipografico, paratesto, genere, enunciato, vocabolario, analisi logica e grammaticale. Lunghezza (con istogrammi in blu) delle ventidue frasi. Evidenza delle forme verbali: quanti gerundi, quanti imperativi, quanti condizionali. Frequenza del soggetto: io il triplo di tu. Riferimenti letterari. I Fratelli Karamazov, Resurrezione, La Repubblica di Platone. Per "abbi cura di te" senz'altro Emma di Jane Austen.
Ora che è stata sezionata come un corpo sul tavolo dell'anatomo patologo rivediamola da viva, questa lettera. Passi pure l'esame degli altri: le altre donne. Nelle mani di una cartoonist diventa una striscia comica, la giornalista di agenzia ne fa un lancio, il giudice una sentenza. La sessuologa risponde con una ricetta su carta intestata dell'ospedale: "No, non posso prescriverle antidepressivi. Lei è solo triste. Un evento doloroso fa male ma la soluzione non può essere chimica". La psicanalista si sofferma sulla "brutalità della vacuità della frase omicida finale": un "banale take care al posto di un addio. Come dire abbi cura di te stessa perché non sarò io a farlo". L'avvocato suggerisce due anni di carcere e trentasettemila euro di ammenda per il soggetto, colpevole di truffa e contraffazione. Florence Aubenas (giornalista lungamente sequestrata in Iraq) le scrive che la sua lettera non sarà pubblicata: troppo personale. La criminologa analizza il soggetto mittente: "Un uomo intelligente, colto, di buon livello socioculturale, elegante, seducente, orgoglioso narcisista ed egoista". "Psicologicamente pericoloso o/e grande scrittore". L'esegeta di talmud affronta sul testo una disputa rabbinica. Ne ragionano una filosofa, un'antropologa, un'esperta di diritti delle donne all'Onu, una docente di fisica. Marie Dasplechine, scrittrice, ne fa una novella per bambini. La maestra elementare in bella calligrafia la propone come compito agli alunni con cinque consegne: "Dai un titolo a questo racconto, chi è il protagonista? qual è il problema? In che modo il protagonista lo risolve? Trova un altro finale alla storia". Ambra, nove anni e mezzo, lo svolge: "Sembra che lui l'ami. Se l'ama non capisco perché la lascia. È una storia triste". La paroliera la trasforma nel testo di una canzone, la compositrice classica in un brano per pianoforte. L'esperta di bon ton la boccia categoricamente e propone un nuovo testo: sette righe scritte con penna stilografica su carta velina, impeccabili per assenza di vanità. La cartomante fa i tarocchi: l'eremita, il matto, l'imperatrice, la luna, l'impiccato. Un'agente dei servizi segreti la critta usando la parola chiave "rottura".
La redattrice di parole crociate ne fa un fenomenale cruciverba: memorabili le definizioni di "benefico", "irrimediabile", "amante". Per centinaia di pagine si avvicendano l'esperta di letteratura comparata e la sociologa (ne fa un saggio: "L'esacerbarsi dell'amore eterosessuale in Occidente"), la storica e la giocatrice di scacchi ("Il re nero perde: analisi della partita"). La latinista traduce: "Ego quidem voluissem res alio vertere. Cura ut valeas". Dunque in latino la frase omicida si dice così: cura ut valeas. L'architetto di interni ne fa mille copie da distribuire agli ospiti in visita, le impila in un contenitore, la contabile la trasforma in un bilancio economico del dare e dell'avere in amore. La maestra di ikebana due composizioni floreali, la madre una lettera alla figlia: "Amore mio, si lascia e si è lasciati, è questo il nome del gioco. Sono sicura che anche questo sarà per te fonte d'ispirazione artistica. Mi sbaglio?".
Già arrivati fin qui, a due terzi del libro, va meglio. Si è molto riso, si è molto ascoltato il rumore del mondo. Ecco dunque il momento di sedersi a godere lo spettacolo. Dei quattro cd rom allegati (la seduta dal consulente familiare, la conversazione con la speaker della radio, il film realizzato dalla regista Letitia Masson) l'ultimo contiene le immagini di chi ha risposto con la voce e coi gesti. Una clown. Una stella della danza all'Opera di Parigi. Jeanne Moreau che legge nella penombra di una stanza, commenta con voce roca, si ferma, riprende, si emoziona. La tiratrice di carabina che del foglio con la mail fa un bersaglio, prende la mira e spara. Luciana Littizzetto che la legge nella cucina di casa sua, a Torino, mentre affetta una cipolla: sarcasmo e lacrime. Victoria Abril ancora nel letto di "Legami" che dalle lenzuola sfatte rimprovera Sophie: "Gli hai dato troppe condizioni, gli hai detto che dopo la fine dell'amore non avresti voluto vederlo più, gli hai chiesto di non essere l'altra, la quarta delle sue donne. Ma, Sophie, in amore non si dettano regole. Hai sbagliato". Un'attrice giapponese con la maschera di gesso, una ballerina indiana che danza, una cantante di tango. Un pupo di cartapesta (femmina), una rapper. Un'interprete di fado portoghese, una soprano lirica, una cantautrice berlinese. Alla fine resta Brenda, maestoso pappagallo bianco con cresta dorata (femmina): col becco fa a pezzi la lettera, la assaggia, ne mangia un po', non gli piace, la butta. Chiude l'autrice: una frase in caratteri minuscoli, ultima pagina. "Questo è tutto riguardo alla lettera. Non riguardo all'uomo che l'ha scritta...". Il libro, naturalmente, è dedicato a lui. ( 11 novembre 2007 )
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