lunedì 21 gennaio 2013

IL WEB COME VEICOLO DEL TRADIMENTO


La televisione e il web come veicolo del tradimento. A quanto pare, sarebbero i vecchi e i nuovi media i principali responsabili dell'aumento delle cosiddette scappatelle, almeno stando a un recente studio della Nature Science Foundation. La NSF ha scoperto che ben il 23% degli uomini tradisce e, dato in netta crescita, lo fa anche il 19% delle donne. Quella che una volta era una prerogativa piuttosto maschile, dunque, sta diventando un costume decisamente diffuso anche tra il gentil sesso (o l'altra metà del cielo, come preferite). 

Le colpe della televisione sarebbero quelle di aver rappresentato una realtà troppo lasciva, di aver insomma sdoganato il tradimento a pratica talmente comune da essere diventata ormai normale, quasi accettata verrebbe da dire. A furia di film e serie tv in cui la gente si tradisce in continuazione, è passato il messaggio sociale che il tradimento non è più una macchia, un'onta che rimane indelebile sulla propria (e sull'altrui) persona. 

Per quanto riguarda il web, invece, sarebbero i social network i principali fautori del tradimento. In particolare Facebook, il social network di Mark Zuckerberg utilizzato ormai da centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo. In particolare, le donne sembrano utilizzare Facebook per condividere foto e stati e per spulciare le bacheche altrui. E tra un profilo e l'altro, ecco spuntare il vecchio compagno di liceo, o magari quella vecchia fiamma che sembrava ormai dimenticata… e invece sotto alle cenere cova ancora un fuoco ardente. Secondo l'Associazione Matrimonialisti Italiani, infatti, Facebook sarebbe la causa di quattro divorzi su cinque. Un'enormità, se pensiamo che il social network di Zuckerberg è nato soltanto nel 2004, ma che la sua popolarità in Italia è esplosa soltanto negli ultimi quattro o cinque anni.  

L'AMORE NASCE NEL CERVELLO ?


Cos’è l’amore? Da dove nasce? Sembra incredibile, ma oggi possiamo affermare con sicurezza che l’amore non nasce dal cuore, né dall’anima. L’amore è nel cervello. E questo è un aspetto molto interessante, perché è proprio dal cervello che nascono tutte le nostre emozioni, i nostri sentimenti e le nostre paure.
Ormai da anni la ricerca scientifica ha evidenziato come i meccanismi dei sentimenti siano strettamente legati alla presenza o all’assenza di alcune sostanze chimiche nel corpo. Anche l’amore romantico è soggetto alle leggi della chimica, soprattutto nella fase iniziale, caratterizzata da sensazioni sessuali ed emotive molto intense.
L’innamoramento è strettamente correlato agli effetti della feniletilamina e alla produzione elevata di dopamina e norepinefrina (associate ad una bassa attività di serotonina nel cervello). La feniletilamina è un ormone della classe delle anfetamine che l’organismo produce naturalmente, dagli effetti simili a quelli provocati da certe droghe o dagli sport estremi, come la riduzione dell’appetito e l’iperattività, che si riscontrano tipicamente in una persona innamorata.
Ma l’azione della feniletilamina non finisce qui. Questa infatti stimola il rilascio delladopamina, un neurotrasmettitore che agisce su numerosi processi fisici epsicologici. Quando un evento è più felice di quanto fosse sperato, la dopamina emette un segnale di felicità i cui effetti euforizzanti spingono a ripetere l’esperienza. Questo è il motivo per cui si sviluppa un forte attaccamento verso l’altra persona e la necessità di sentirla e vederla spesso.

FA' MALE AI RAPPORTI DI COPPIA DORMIRE POCO


L'incomprensione tra due amanti può essere causata dalla scarsa qualità del sonno notturno.
Dormire poco e male vuol dire possedere meno energia e forza per mandare avanti una relazione con il risultato che i partner iniziano a sentirsi trascurati e poco amati. La scoperta è stata effettuata da un nuovo studio dell'Università della California.
Secondo la ricerca, chi dorme male è meno propenso ad apprezzare l'importanza dell'amore, a ringraziare il partner per la sua presenza e il suo affetto e tende di più a dare per scontato il rapporto sentimentale. Dormirci su e bene per evitare che la coppia scoppi è il consiglio del team di ricercatori californiani coordinato dalla psicologa Amie Gordon.
Lo studio è stato presentato al meeting annuale della Society for Personality and Social Psychologists a New Orleans. I risultati offrono una prova convincente del fatto che una notte di sonno cattivo riduce la sintonia e la sensibilità tra i partner, dimostrando che la qualità dell'amore è condizionata dalle ore di sonno reciproche di una coppia. Poco sonno significa, stando allo studio, più nervosismo e meno predisposizione ad apprezzare l'altro.

mercoledì 22 agosto 2012

INCONTRARSI A PRANZO CON L'EX SCATENA LA GELOSIA

Stando a una ricerca uscita su PLos One, condividere il pasto con l’ex fa aumentare nel partner la percezione del rischio, suggerendo che sedersi a tavola insieme implichi anche qualcosa di più. Una situazione percepita come più intima da uomini e donne: è interessante, sottolineano infatti gli studiosi, che non siano state trovate differenze significative in termini di gelosia nei partecipanti allo studio di sesso maschile rispetto a quelli di sesso femminile.
Il dottor Kevin Kniffin insieme a Brian Wansink di Cornell University hanno analizzato le risposte di un gruppo di studenti universitari cui era stato chiesto di valutare il grado di gelosia di fronte a diverse ipotetiche occasioni di contatto fra ex partner. Risultato: pranzo e cena battono il caffè - anche se quello mattutino risulta comunque meno pericoloso di uno nel tardo pomeriggio, più allusivo - come  fattori scatenanti la gelosia, davanti a scambi di email o telefonici.
“Alla luce del fatto che la commensalità è parte del tessuto delle relazioni più intime fra le persone”, scrivono gli autori nel loro lavoro, “diventa chiaro che la pratica di mangiare insieme può avere un significato funzionale che va al di là del mero consumo di calorie”. Mangiare insieme, argomentano, implica componenti fisiche e sociali. "E il fatto che la commensalità al di fuori della coppia faccia scattare reazioni di gelosia porta a pensare che le persone riconoscono che mangiare insieme tenda a implicare, o a portare, a qualcosa che va al di là del solo cibo”.
Negli intervistati, il grado di “rodimento” è risultato quindi più elevato quando, incontrando l’ex, c'era di mezzo una tavola apparecchiata. Potenzialmente galeotta? Almeno su questo, uomini e donne sono d'accordo.

GLI UOMINI STRESSATI PREFERISCONO LE DONNE FORMOSE

Donne “curvy” contro donne “taglia 0”: nel confronto, di fronte a un uomo stressato, vince la donna formosa che, secondo uno studio, appare agli occhi di lui come più matura e affidabile e, forse, anche più “consolatoria”, che dà sicurezza.
La donna formosa è dunque più ben vista dall’uomo sotto stress finanziario o lavorativo , ritengono gli psicologi londinesi dell’Università di Westminster che hanno condotto uno studio pubblicato su PLoS ONE.
Lo ritengono dopo aver reclutato 80 uomini sani, di peso normale, e di cui la metà sono stati sottoposti a stress per mezzo di un’intervista di gruppo piuttosto impegnativa e progettata in modo che li facesse sentire a disagio. L’altra metà del gruppo non ha subìto alcuna intervista stressante.
Dopo questa prima fase tutti i volontari sono stati invitati a osservare delle immagini di donne di varia taglia: dalla più piccola alla più grande, ossia da molto magra a obesa – con tutti i passaggi intermedi.
I risultati delle scelte hanno subito mostrato che tutti gli uomini tendevano a scartare gli estremismi, ovvero le troppo magre e le troppo grasse. Tuttavia, gli appartenenti al gruppo sottoposto a stress hanno mostrato una spiccata preferenza per le donne curvy, in carne. A differenza, i partecipanti del gruppo di controllo hanno mostrato di preferire le donne più magre.
Secondo il dottor Viren Swami e colleghi, la scelta per le donne formose può essere dettata dal senso di maggiore sicurezza che queste infondono e dalla possibilità che siano in grado di gestire meglio una crisi – che sia economica che di lavoro, finanche di relazione. Per cui i ricercatori ipotizzano che la dimensione del corpo possa fungere da importante segnale di maturità fisica e psicologica.
Secondo quanto mostrato nello studio, i ricercatori ritengono che le preferenze fisiche delle persone in fatto di partner possano cambiare a seconda delle circostanze. Questo processo lo chiamano “Ipotesi di Sicurezza Ambientale”, per cui una donna che presenti certe caratteristiche, a seguito di determinate situazioni, può comunicare attributi specifici ricercati dalla persona di sesso opposto in quel momento. Tra questi, la forza, il controllo e l’indipendenza.
Insomma, in un periodo d’incertezza per il futuro e crisi come questo le donne formose pare possano avere più possibilità di trovare il proprio partner, se ancora non ce l’hanno: non resta che mettersi in mostra.

LE COPPIE CI PENSANO 14 VOLTE PRIMA DI DIRE TI AMO

Altro che amore a prima vista, le coppie moderne ci vanno coi piedi di piombo e prima di pronunciare il fatidico “ti amo” ci pensano su almeno 14 volte: il numero di incontri che in media ci vogliono prima di poter dire di avere un reale rapporto d’amore con il partner.Che dunque l’amore a prima vista – o primo appuntamento – non sia più di moda lo ha decretato un largo sondaggio che ha coinvolto oltre 100mila persone europee che hanno risposto alle domande di un sito d’incontri, tale seekingarrangement.com.
Dalle risposte fornite dagli utenti si è scoperto che gli appuntamenti tra i partner di nuove coppie avvengono in media due volte a settimana, per cui si evince che se il “ti amo” viene pronunciato al quattordicesimo incontro, l’ufficializzazione del rapporto avviene in media dopo sette settimane.
Tra il suggello del rapporto con il dichiararsi innamorati e le attività correlate al rapporto stesso tuttavia i tempi cambiano e, prima dell’amore vero e proprio quale sentimento, c’è il fisico con lo scambio di effusioni e il sesso. Dal sondaggio è infatti emerso che le coppie tendono a baciarsi piuttosto presto: in genere dopo due appuntamenti o una settimana. Allo stesso modo, i rapporti sessuali avvengono in media dopo quattro appuntamenti o due settimane – insomma, ci si saggia a vicenda.
Secondo una portavoce del sito d’incontri questo rende giustizia più alle donne perché mette in evidenza come queste non si lascino andare in effusioni subito la prima volta, e decidano anche di fare sesso dopo che si sia conosciuto abbastanza la persona che si ha di fronte – in sostanza, anche il corpo ha un suo valore che va salvaguardato, così come la dignità.
Se poi la coppia ritiene che il rapporto possa avere un futuro viene il momento di presentare il proprio partner agli amici, cosa che avviene in media dopo sei incontri o tre settimane – un po’ dopo il sesso e, forse, perché si sono già piantate le basi per un possibile rapporto duraturo che ha già superato la prova dell’affiatamento, anche fisico.

LE DONNE SONO 'TIGRI' IN CAMERA DA LETTO

Il sondaggio che elegge le donne quali vere e proprie tigri delle lenzuola è stato condotto su un campione di oltre mille persone – precisamente 566 donne e 605 uomini – e la maggior parte delle volontarie di sesso femminile ha ammesso di essere molto più “rumorosa” durante i rapporti sessuali del proprio partner. La percentuale di rivelazioni è arrivata a superare il 94%. In sostanza, quasi tutte le risposte sono state positive. Ma è un’invenzione delle donne o il fatto è reale? A giudicare dalle risposte dell’universo maschile sembrerebbe che le volontarie abbiano proprio detto la verità. Il 70% degli intervistati, infatti, ha ammesso che la parte da “leone” la fa proprio la donna – tanto per rimanere nella metafora.

«Il sesso è in gran parte come il tennis a Wimbledon, le donne fanno molto più rumore!», si legge su Cosmopolitan.



Tuttavia, Tracey Cox, autore britannico esperto in sesso e relazioni sociali, afferma che non esiste alcun motivo per cui le donne dovrebbero essere più rumorose degli uomini quando si trovano in camera da letto.

«Si tratta di una fatto individuale. Alcune persone urlano durante un concerto, altri ascoltano senza far rumore. Ciò non significa che non si stiano divertendo!», spiega Cox.



Però potrebbe esserci anche un altro motivo per cui le donne sono fanno così tanto rumore: forse semplicemente perché sono più abituate a fingere degli uomini.

«Una teoria plausibile potrebbe essere che siccome le donne fingono [l’orgasmo] più spesso rispetto agli uomini, forse si sentono obbligate a fornire “prove” del loro divertimento – continua Cox – A ogni modo, abbiamo bisogno di stare alla larga dal pensare che tanto più la persona è rumorosa letto, tanto più sta godendo».



mercoledì 21 marzo 2012

IL MAL DI TESTA NON E' UNA SCUSA

«Le donne che soffrono di forti mal di testa riportano un alto tasso di sintomi sessuali e disagio sessuale», scrivono i ricercatori nella versione online di Sexual Medicine, la rivista ufficiale dell’International society for Sexual Medicine, dopo aver studiato 100 donne sotto cura per il mal di testa cronico.

L’età media delle partecipanti era 40 anni e i sintomi di cui soffrivano erano diversi. Alcune di loro lamentava tensione; altre mal di testa. La maggioranza soffriva di emicrania. Di queste, alcune soffrivano di mal di testa cronico, ossia che si presentava per oltre 15 giorni in un mese.

La maggioranza dei problemi collegati al mal di testa riguardava una sintomatologia ansiosa maggiore. Il calo di desiderio sessuale o dolore durante il rapporto invece si mostrava di più nei casi di tensione ed emicrania, si evidenzia nello studio.

Sebbene i ricercatori ritengano che i problemi sessuali siano collegati a qualsiasi tipo di dolore cronico – e non solo quello di testa – l’emicrania, le cefalee e altri problemi del genere causano maggiori disturbi dell’umore come, per esempio, ansia e depressione. Tutte queste situazioni possono influire negativamente sul desiderio sessuale, l’eccitazione e la soddisfazione. In più, alcuni farmaci utilizzati per trattare i sintomi del mal di testa possono influire negativamente sul desiderio sessuale.

In numeri, lo studio ha evidenziato che oltre il 90 percento delle pazienti lamentava problemi sessuali in genere. Di queste, il 20 percento ammetteva di aver sperimentato un calo del desiderio, mentre un 17 percento di aver ridotto quasi del tutto la propria attività sessuale a causa della propria condizione.

A conclusione dello studio, i ricercatori ricordano che sono necessari ulteriori studi per ottenere una migliore comprensione del fenomeno, e che i medici che hanno in cura donne con disturbi alla testa si accertino della presenza di eventuali problemi sessuali per poterne trovare un collegamento.

IL MATRIMONIO E' IL NUOVO FARMACO SALVAVITA

Ecco un caso in cui essere single ha degli svantaggi. L’essere operati al cuore può avere effetti diversi se si è sposati o meno. In particolare, il matrimonio pare faccia aumentare le probabilità di sopravvivere, secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of Health and Social Behavior.
L’uomo o la donna sposati, pare abbiano quindi maggiori chance di sopravvivere a un intervento chirurgico al cuore che non chi è single, il quale ha un rischio di morte quasi due volte maggiore. «Questa è una drammatica differenza nei tassi di sopravvivenza per le persone singole, durante il più critico periodo post-operatorio di recupero - commenta la dottoressa Ellen Idler, sociologa alla Emory University e autore principale dello studio - Abbiamo scoperto che il matrimonio ha incrementato la sopravvivenza sia che il paziente fosse uomo o donna».

E questa differenza, o effetto benefico del matrimonio, non si è mostrato soltanto nei primi tre mesi dopo l’intervento – il periodo più critico – ma anche dopo cinque anni dal bypass coronarico.

Lo studio ha preso in esame più di 500 pazienti sottoposti a intervento chirurgico di bypass coronarico elettivo, sia programmato che in situazione di emergenza. I pazienti coinvolti nell’indagine sono stati intervistati prima dell'intervento.

I dati ottenuti sono poi stati confrontati con quelli del National Death Index per ottenere i riscontri sullo stato di sopravvivenza dei pazienti.

Nonostante i dati ottenuti non siano conclusivi è risultato evidente che vi erano notevoli differenze nei tassi di sopravvivenza, in particolare nei primi tre mesi. Ma anche dopo cinque anni, le persone sole avevano il 70 percento in più di probabilità di morire, rispetto alle persone sposate.

 
«I pazienti sposati hanno una visione più positiva nei confronti dell’intervento chirurgico, rispetto ai pazienti single – fa notare Idler - Alla domanda se sarebbero stati in grado di gestire il dolore e il disagio, o le loro preoccupazioni circa l'intervento chirurgico, quelli che avevano un coniuge erano più propensi a dire, sì».

Il matrimonio dunque come medicina assai potente che può fare la differenza quando si tratti di affrontare situazioni critiche come un intervento al cuore.

«I risultati sottolineano l’importante ruolo dei coniugi come badanti durante le crisi sanitarie. E i mariti erano apparentemente altrettanto bravi a prendersi cura del paziente come le mogli», conclude Idler nel comunicato della American Sociological Association.

LE COPPIE PIU' UNITE SONO QUELLE CHE MANGIANO INSIEME

Dividere il proprio cibo con la compagna o il compagno è indice di affiatamento e unità di coppia.

Non solo per la coppia che mette in pratica questo atteggiamento, ma anche agli occhi di chi osserva la scena, secondo quanto scoperto dai ricercatori dell’Università Clemson della California del Sud.

Immaginate quindi la scena, lei che spizzica del cibo e poi lo passa a lui, che avvicina la propria bocca e assapora quanto offertogli… Una scena che ispira tenerezza – o anche erotismo, se volgiamo – ma che agli occhi di chi osserva invia un messaggio inequivocabile: quella coppia è unita.

Non lo diciamo noi, ma uno studio pubblicato sulla rivista Appetite e condotto da un team ricercatori coordinati dal dottor Thomas Alley a cui hanno preso parte 118 volontari di entrambi i sessi.

Ai volontari i ricercatori hanno fatto visionare una serie di filmati della durata di meno di 1 minuto in cui si vedeva una coppia scambiarsi il cibo.

In alcuni di questi video era l’uomo ad alimentare con il proprio cibo la donna; in altri era la donna ad alimentare lui, sempre dopo aver prima dato un morso al cibo. In altri video lui dava a lei il cibo senza averlo morsicato; in altri così faceva la donna. Infine, in altri ancora ognuno mangiava senza dare nulla all’altro.

«La condivisione può comunicare un significato particolare se il cibo è “contaminato” dalla condivisione dei germi dell’altra persona – spiega il dottor Alley – come per esempio la condivisione di un cucchiaio o il mangiare lo stesso piccolo prodotto alimentare».

 
La dimostrazione che la coppia è unita ha tuttavia anche un impatto sanitario, sostengono gli autori dello studio. Infatti, il condividere insieme al cibo anche i germi contenuti nella saliva pare abbia un effetto protettivo contro alcuni virus. Questo, fanno notare i ricercatori, avviene in molte specie animali e non solo nell’uomo.

A ogni modo, al compito di valutare quanto secondo i volontari le coppie nei video fossero affiatate, attratti l’uno dall’altra e unite – con buone prospettive per il futuro – i partecipanti hanno indicato proprio le coppie che condividevano il cibo dopo averlo assaggiato. Il giudizio era lo stesso sia che a offrire il proprio cibo fosse la donna o l’uomo, con una propensione maggiore all’attrattività se a offrire il cibo fosse stato l’uomo – visto nell’immaginario collettivo come la persona che si occupa di procurare il cibo.

 
«I video con l’offerta di prodotti “contaminati” hanno costantemente prodotto rating più elevati circa il “coinvolgimento” rispetto a quelli che mostravano una condivisione non contaminata che, a sua volta, ha mostrato rating più elevati rispetto a quelli che non mostravano comportamenti alimentari di coinvolgimento», ha aggiunto Alley.

C’è dunque un maggiore coinvolgimento nel rapporto quando si condivide il cibo e una maggiore accettazione dell’altro. «I casi di condivisione di alimenti “contaminati” ha qualche somiglianza con la respirazione bocca a bocca, il bacio, nel senso che entrambi riflettono la volontà di accettare la “contaminazione” biologica da parte dell’altra persona», conclude Alley.

Contaminati e felici dunque.